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Archivio Dicembre 2004

La crescita economica e la Crescina.

27 Dicembre 2004 2 commenti

Un economista americano, recentemente, ha detto che la forza dell?economia USA sta nelle sue Università e nei suoi centri di ricerca eccellenti.
Nel suo libro ?Istruzione e sviluppo? (1969), Carlo M. Cipolla ha illuminato il nesso inscindibile tra scolarizzazione e crescita economica.
Molti oggi si chiedono cosa fare per rilanciare la crescita economica ed arrestare il declino non solo economico del Paese e pensano a ricette complicate, a provvedimenti astrusi.
Siamo tutti in attesa del promesso provvedimento del governo sulla competitività distinto dalla legge finanziaria. Una sorta di calza della Befana con qualche regalino supplementare o piena di ?carbone? ? Provvedimento finanziato con quale magia visto che la Finanziaria 2005 già si chiude contabilmente con previsioni di entrata che probabilmente non si verificheranno ?
A me sembra che la ricetta sia semplice e diretta: ?incrementare sistematicamente gli investimenti in ricerca e sviluppo?. L?esatto contrario di quello che ha fatto il governo nella legge finanziaria. Nessuno capisce la formula e dice che è troppo semplice per essere vera, perché possa funzionare.
Tanto meno la capisce il Presidente del Consiglio dei Ministri che più che alla crescita economica sembra maggiormente interessato alla Crescina (Laboratori svizzeri) per farsi ricrescere i capelli in testa.

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Il Centro-Sinistra con e senza il trattino e ben altro.

27 Dicembre 2004 Nessun commento

Nelle ultime settimane abbiamo assistito ad una grande bagarre all?interno della coalizione di Centro-Sinistra.
Dopo il ritorno da Bruxelles, Prodi ha cercato di imprimere una direzione più precisa alla coalizione. Pare verso una formazione più coesa ed integrata. Subito è stato accusato di volere il partito unico. E? stato contrastato soprattutto da Rutelli della Margherita che vuole una certa autonomia, rafforzare l?identità centrista e quindi il trattino tra Centro e Sinistra.
Questa vicenda si è intrecciata con quella della scelta dei candidati di massimo livello nelle elezioni regionali della prossima primavera. Prodi non è riuscito a promuovere un accordo in particolare sui candidati alla Presidenza della Regione Puglie (rivendicata da Bertinotti per Vendola) e della Basilicata (rivendicata da Mastella).
Il mancato successo di Prodi viene da alcuni strumentalizzato per evidenziare le sue scarse doti di leader e per appannarne l?immagine.
E? vero, Prodi è l?unico leader riconosciuto del Centro-Sinistra ma non è onnipotente. Non è un demiurgo e non può e non deve risolvere i problemi che non sono di sua competenza.
Sono questioni che incidono sulla democrazia dentro e fuori i partiti.
A) Alcuni lamentano che i partiti minori chiedano anche loro una sovraesposizione. E? tale anche quella dei grandi che comunque da soli e con il maggioritario non potrebbero vincere le elezioni.
In un contesto competitivo interno alla coalizione di appartenenza, è naturale che anche i piccoli vogliano ottenere la massima esposizione perché, in questo modo, sperano di crescere e diventare più grandi. Se non ci provassero si condannerebbero a restare piccoli o a declinare. E? il motivo per cui i piccoli temono l?integrazione e/o unificazione. La scelta del candidato della coalizione dovrebbe essere effettuata sulla base della sua capacità di raccogliere consensi, dentro e fuori la coalizione, a prescindere dal partito di appartenenza.
B) Nessuno trova scandalo nel fatto che i candidati alle cariche regionali ? e a volte locali ? siano scelti a Roma e non in loco. Nessuno si rende conto che, se si continua così, non crescerà mai una vera classe politica locale e la democrazia partecipativa e deliberativa.
C) Il terzo motivo riguarda sempre le modalità con le quali si scelgono i candidati a livello locale e nazionale. Nessuno trova scandaloso che anche nel Centro-Sinistra i candidati siano scelti (o cooptati) dalle oligarchie centralistiche e che i cittadini e gli iscritti non vi abbiano alcun ruolo significativo. Nessuno si rende conto che questo è probabilmente il motivo principale per cui il cittadino non crede più alla politica e si allontana dai partiti.
Che il leader debba contribuire alla soluzione di tali problemi è un discorso, che li debba risolvere da solo contrasta con l?idea stessa della democrazia.

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I giudizi di valore che offuscano la mente.

26 Dicembre 2004 1 commento

Per ridurre le tasse bisogna prima ridurre la spesa pubblica. Logico no?
A questo punto subentra la non piccola complicazione dei giudizi di valore di chi sostiene che qualsiasi spesa pubblica è improduttiva, uno spreco e di chi, reagendo, si lancia in esplicite apologie.
In un?epoca in cui formalmente si è decretata la fine delle ideologie, queste due contrapposte posizioni in realtà sono fortemente ideologizzate ed astratte.
Occorre essere più pratici.
Quando si dice che la spesa pubblica è improduttiva senza precisare quali siano gli Uffici inefficienti ed i capitoli di spesa da tagliare si fa dell?ideologia.
Quando si dice che la spesa sanitaria è eccessiva, intanto si dice una cosa falsa ed, in secondo luogo, si sottace del probabile, anzi certo, aumento della spesa delle famiglie che conseguirebbe se, per ipotesi, la sanità fosse in grossa parte privatizzata.
Il caso americano insegna. Le famiglie americane in media spendono per la sanità più del doppio di quelle europee.
Se per ridurre la spesa pubblica nelle grandi città si tagliassero i trasporti pubblici locali, i cittadini dovrebbero utilizzare le loro automobili o potrebbero prendere il taxi, le carrozze, ecc.. Tutti spenderebbero di più, aumenterebbe la congestione del traffico e l?inquinamento ambientale. Le famiglie senza le risorse necessarie vedrebbero ridotta la loro mobilità e compromesso un loro diritto di cittadinanza.
La spesa pubblica sarebbe ridotta ma anche il benessere dei cittadini.
Quelli che, al governo, con le redini in mano, predicano la riduzione delle tasse dovrebbero dire con precisione quali spese pubbliche vogliono tagliare.

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?Par condicio delenda est? o della disuguaglianza delle opportunità.

20 Dicembre 2004 1 commento

Dice il Cavaliere (Roma 9.12.04): ?da ogni studio emerge che se la Coca Cola vuole mantenere il 30% del mercato, deve fare il 30% di pubblicità; beh, non ci sono sostanziali differenze per la scelta di un acquisto o del voto?.

A parte il lapsus per cui Berlusconi crede di potere comperare i voti come qualsiasi merce, il Cavaliere non è certo il primo ad utilizzare l?analogia tra mercato economico e mercato politico ma, di nuovo, si lascia prendere la mano.

La pubblicità è vero promuove le vendite ma non deve essere ingannevole, cioè, il prodotto deve essere di ottima qualità. Ed il suo ai più non sembra più tale.

In secondo luogo, le imprese finanziano le campagne pubblicitarie con le risorse proprie. Il Cavaliere invece le campagne pubblicitarie le vuole fare anche con le risorse e le TV pubbliche quando regole serie di concorrenza leale non le consentirebbero di utilizzare neanche quelle proprie.

Non ultimo, in una democrazia funzionante, questo non dovrebbe essere consentito a nessuno perché nega alla radice il principio liberale dell?uguaglianza delle opportunità.

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l’elettore medio: un adolescente

14 Dicembre 2004 2 commenti

Il 9 dicembre scorso, alla presentazione di un libro, Berlusconi, dopo aver confermato la sua volontà di modificare le condizioni di accesso delle forze politiche alla pubblicità televisiva, ha dichiarato in pubblico che accetterà il dibattito- confronto televisivo con Prodi.

Precisava che fino ad allora non aveva accettato il confronto perché preferiva spiegare le sue proposte in modo semplice perché, a suo dire, ?il pubblico italiano non è fatto solo di intellettuali, la media è un ragazzo di seconda media che nemmeno siede al primo banco? E? a loro che devo parlare?.

Quando si lascia prendere dalla foga del discorso Sua Emittenza non bada più né all?italiano né al significato delle parole. Dice quello che pensa veramente: l?elettore medio è stupido e può essere raggirato con le promesse e le illusioni?

Penso che l?elettore medio italiano non crede più alle panzane del Cavaliere e presto glie ne darà ulteriore dimostrazione.

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La dieta dei ricchi e la fame dei poveri.

10 Dicembre 2004 Nessun commento

L’ultimo rapporto dell’Ufficio internazionale per il lavoro è dedicato ai lavoratori poveri.  Sono circa 550 milioni e vivono al di sotto della soglia della povertà, ossia, con meno di un dollaro al giorno. Un miliardo e quattrocento milioni di persone guadagna meno di due dollari al giorno. 186 milioni di persone sono alla ricerca di un lavoro a fronte di 2,8 miliardi di persone con un impiego. Il numero delle persone che soffrono la fame è stimato a 815 milioni dalla FAO.

Sono dati che evocano la disperazione ma che riflettono un lieve miglioramento rispetto a quelli del 1990. Il numero delle persone che soffrono la fame è diminuito solo di 9 milioni dal 1990-92 ma è aumentato negli ultimi cinque anni secondo l’ultimo rapporto della FAO sulla fame del mondo. Più di cinque milioni di bambini all’anno -  uno ogni cinque secondi – muoiono semplicemente di fame.

E’  Natale. Una piccola donazione all’Unicef , al Programma mondiale per l’alimentazione o altre organizzazioni umanitarie può salvare la vita a un bambino. La FAO calcola che un dollaro investito nella riduzione della malnutrizione proteico-energetica produce quasi otto dollari. Moltiplichiamo per otto il valore del nostro euro !

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la pubblicità ingannevole

7 Dicembre 2004 Nessun commento

fare shopping a New York ? conl’euro forte è facile.

“La corsa degli europei al risparmio riguarda tutti gli articoli venduti negli States. Dall’elettronica (convenienti soprattutto ipod, palmari e macchine fotografiche) ai sigari, dallo champagne ai DVD, dal caviale alle scarpe griffate. Per non parlare poi dei ristoranti. Nella filiale londinese del celeberrimo tempio del sushi Nobu, un pranzo a menu fisso oscilla tra i 136 e i 233 dollari a persona, contro gli 80-120 della casa madre di Tribeca”.

Così Alessandra Farkas su il Corriere della Sera del 7 dicembre 2004 che evidentemente deve essere ben pagata dal suo giornale se trova così conveniente un pranzo a base di sushi.

Peccato che operai, impiegati e lavoratori a progetto non possano spostarsi in massa da Monza, Londra a New York per potere cogliere tutti i bei risparmi che documenta la sagace giornalista.

Mi sembra lo stesso ragionamento fatto l’altro ieri da direttore de Il Giornale. Feltri per smentire le paure e le previsioni pessimistiche degli italiani, come documentate dal rapporto annuale del Censis, citava il fatto che molti italiani non trovavano posti liberi per le vacanze di Natale nei posti più esotici e più cari del mondo.

7.12.2004

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a proposito di ossessioni ed illusioni fiscali

6 Dicembre 2004 Nessun commento

La riduzione delle imposte (dirette) negli anni 2001-03 c’è stata ma non ha portato alla riduzione della pressione fiscale che, in media, è rimasta stabile o è aumentata se si considerano le entrate da condoni. La riduzione delle imposte dirette è stata ampiamente compensata dall’aumento delle tasse (imposte indirette) che sono notoriamente regressive e che peraltro contribuiscono a fare aumentare i prezzi. Nel 2002 e nel 2003 l’incidenza delle imposte indirette ha superato quella delle imposte dirette di 0,5 e 0, 9 punti di PIL.

Perciò non basta contare sullo scarso credito che Berlusconi trova anche tra i suoi alleati, come sostiene qualche commentatore. Bisogna smascherare fino in fondo una politica tributaria di un governo di centro-destra che coerentemente vuol fa pagare di meno i ricchi e danneggiare le classi medie e quelle con i redditi più bassi. Non è solo una ossessione fiscale. Funziona. Se non fosse così non ci sarebbe differenza tra una politica populista ed una progressista.