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Archivio Gennaio 2005

L?Italia culla del diritto e tomba della giustizia.

24 Gennaio 2005 2 commenti

Nelle settimane scorse abbiamo assistito alle rituali cerimonie d?inaugurazione dell?anno giudiziario. I Procuratori della Repubblica ci hanno elencato dati e circostanze da cui emerge che la situazione della giustizia non è migliorata. Anzi, secondo alcuni, è peggiorata.

Lievita il numero dei processi arretrati. Il Procuratore generale della Cassazione ci dice che siamo a circa 8.942.932 processi arretrati di cui circa 3.365.000 civili e circa 5.580.000 penali.

Lievitano anche le spese legali che le parti devono sopportare perché, nelle more del processo, gli avvocati in Italia continuano ad emettere parcelle 2-3 volte l?anno, mentre, in altri Paesi, la parte principale degli onorari è liquidata solo a conclusione del processo.
Ma di questo in Italia nessuno parla.

Il Parlamento ha approvato la delega per la riforma dell?ordinamento giudiziario, nonostante le proteste e gli scioperi dei giudici. Dopo le osservazioni del Presidente Ciampi, la riforma deve essere riesaminata di nuovo dal legislatore. Si spera che non si tratti di un ossequio formale.

Su un punto vogliamo svolgere un breve commento.
Per il governo, le questioni della giustizia sembrano ridotte ad un problema di reclutamento e di separazione delle carriere dei pubblici ministeri e dei magistrati giudicanti.

Nessuno vuole sottovalutare il ruolo del fattore umano nel funzionamento delle organizzazioni, ma è una visione fortemente riduttiva dei problemi organizzativi. Certo bisogna fare i conti anche con l?organico dei giudici e non che, nel caso, è inadeguato sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo.

La selezione e la formazione permanente sono molto importanti per tutti: per i giudici, per i burocrati, per i politici e, perché no, anche per quelli che devono fare la selezione e la formazione. Solo se questi ultimi sono aggiornati, saranno in grado di selezionare e promuovere i candidati migliori.

Al di là della selezione e della formazione dei singoli giudici, conta l?efficienza dell?organizzazione in cui essi lavorano o vengono inseriti. Se la struttura organizzativa è antiquata ed inefficiente, anche il giudice meglio qualificato non rende al massimo. Non sarà efficiente se non ha assistenti che istruiscono le pratiche, se non ha valide strutture di supporto.

Alle persone danneggiate interessa una macchina della giustizia efficiente ed efficace in tempi ragionevoli. Se il Parlamento nega i fondi per ammodernare la macchina della giustizia, esso fa il gioco dei criminali e di quanti puntano sui tempi delle prescrizioni per restare impuniti.

Le recenti norme approvate dal Parlamento che hanno accorciato i tempi della prescrizione per alcuni reati sono un caso di scuola e la dicono lunga sulla volontà dell?attuale governo e maggioranza di perseguire traguardi più avanzati di giustizia in questo Paese.

Non è un caso che molti rinunciano a chiedere giustizia per risparmiare le spese legali e per non subire anni di inutile quanto dannosa afflizione.

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Un leader forte ? una serpe velenosa.

12 Gennaio 2005 1 commento

Nella democrazia “immediata” ? dicono i sostenitori della riforma costituzionale in esame in Parlamento ? serve un leader, una coalizione ed un programma. Il progetto del premier ?autocrate? risponde a questa strategia di fondo. Il rischio di tale strategia arruffata è quello di straripamento rispetto ai canoni di legalità e democraticità della Repubblica parlamentare.

Leader viene dal verbo inglese to lead = guidare. Il leader sceglie la direzione e guida.

Si può fare ricorso a due metafore. Una prima è quella del gregge spaventato che corre verso il baratro. Il leader-pastore, magari aiutato da cani pastore, lo ferma e gli fa cambiare direzione. Le pecore spaventate fanno pensare al popolo bove che non sa dove andare e il pastore sceglie la giusta direzione.

Le democrazie deboli si possono assicurare scegliendo un leader forte. Le democrazie forti e consolidate non hanno bisogno di leader forti. Hanno al proprio interno gruppi dirigenti ed individui che “spontaneamnete” si muovono nella direzione giusta.

Soccorre un?altra metafora che ho letto stamani sul giornale e che si adatta al caso della gestione di sistemi complessi come sono le democrazie contemporanee più avanzate.

?Uno stormo di storni ha un comportamento completamente diverso da quello dei singoli uccelli isolati. Le regole che seguono gli uccelli dello stormo sono molto semplici: imitare il comportamento dell?uccello più vicino, mantenere la sua direzione, la stessa velocità e cercare di non urtarlo. E i risultati di questa cooperazione di gruppo, sono sorprendenti. Dalla cooperazione dei singoli uccelli dello stormo, senza la presenza di un leader o di un governo centrale, emerge una struttura complessa , una ?intelligenza distribuita?, in grado di determinare nuovi comportamenti, imprevedibili ed originali ? come quelli di un singolo nuovo ?animale? ? con un unico obiettivo, l?individuazione delle soluzioni migliori per la sopravvivenza del gruppo?. Mario Rasetti citato da Federico Peiretti La Stampa del 12.01.2005.

Fuor di metafora, la nostra è una democrazia forte ed ha saputo superare negli ultimi sessanta anni crisi molto delicate. Quindi non ha bisogno di un leader forte. Questi porta alla personalizzazione della politica e alla riduzione delle iniziative democratiche. Sarebbe come allevare una serpe velenosa nel suo seno. Prima o poi morderebbe.

La democrazia c?è e si sviluppa se c?è ?intelligenza distribuita? non se si assume che ce l?abbia solo il leader onnisciente.

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Il cavallo di Caligola e Guazzaloca.

Tra Natale e Capodanno i Presidenti delle Camere hanno formalizzato la nomina di due componenti dell?Autorità garante del mercato e della concorrenza (Antitrust). Una delle persone nominate è l?ex Sindaco di Bologna Guazzaloca, battuto da Cofferati nelle elezioni politiche del 12-13 giugno 2004.

Il signor Guazzaloca dice un?agenzia di stampa ? ?proviene dal mondo delle carni, figlio di macellaio bolognese e macellaio lui stesso prima di diventare Sindaco di Bologna, è stato: Presidente dell?Associazione macellai di Bologna; Presidente dell?Associazione commercianti di Bologna; della Camera di Commercio di Bologna; della Confcommercio dell?Emilia-Romagna; Presidente nazionale della Federcarni.

La legge 287/90 prevede formalmente che i membri dell?Antitrust siano scelti tra ?persone di notoria indipendenza da individuarsi tra magistrati del Consiglio di Stato, della Corte dei Conti o della Corte di Cassazione, professori universitari ordinari di materie economiche e giuridiche, e personalità provenienti da settori economici dotate di alta e riconosciuta professionalità?.

Con tutto il rispetto per la persona, il signor Guazzaloca non sembra avere né le competenze economiche né quelle giuridiche per ricoprire una carica che richiede una grossa formazione tecnica sul modo di funzionare dei mercati, e sulla teoria e la pratica della regolazione che dovrebbe potere avvalersi delle acquisizioni non solo economiche e giuridiche ma anche giurisprudenziali nazionali, comunitarie ed internazionali.

Vero è che la legge parla anche di personalità provenienti da settori economici ma devono essere comunque ?dotate di alta e riconosciuta professionalità?. Con qualche sforzo si potrebbe considerare tale quella del signor Guazzaloca nel settore delle carni, ma la professionalità qui richiesta è di carattere generale. Altrimenti all?Antitrust dovrebbero andare tutti esperti di settore.

L?indipendenza di giudizio, in linea di principio, non si può escludere in chi milita in un partito politico o ha ricoperto cariche politiche ma in molti Paesi se ne fa una questione di opportunità e, quasi sempre, si prevede un certo lasso di tempo prima di affidargli un nuovo incarico o di farli transitare da un?Autorità all?altra come avviene per il secondo nominato Antonio Pilati.

Formalmente le nomine sono state fatte dai Presidenti delle Camere che, nel passato e nei loro predecessori, hanno mostrato ben altro equilibrio, ma, nei corridoi del potere, si sussurra che le nomine siano state caldeggiate dal Presidente del Consiglio dei ministri.

Se così fosse, viene in mente l?episodio dell?Imperatore Gaio detto Caligola (37-41) che, avendo scarsa considerazione del Senato romano, nominò senatore il suo cavallo Incitatus. Caligola è anche famoso per avere abbassato le tasse, distribuito pane e organizzato giochi di circo.

Anche Berlusconi professionalmente ha sempre organizzato giochi e spettacoli, vuole abbassare le tasse e sappiamo che considera i magistrati (la prima categoria da cui scegliere) dei ?disturbati mentali?. Nelle circostanze, che cosa poteva di diverso ?

Se Caligola ha nominato un cavallo, perché Berlusconi non poteva nominare un suo macellaio ?

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