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Archivio Aprile 2005

C?è una terza via di cui nessuno parla.

20 Aprile 2005 1 commento

I due poli sono prigionieri degli schemi ideologici che si sono creati. L?esperienza del governo Berlusconi mi sembra dimostri come la stabilità del governo non porti necessariamente al buon governo del Paese. Una cosa è la stabilità del governo, quella del leader e della sua maggioranza secondo il ddl di riforma costituzionale e ben altra cosa è il buon governo o la ?governance? del Paese.
Si possono fare diversi esempi: la legge Cirami, quella sul falso in bilancio, la legge sulla tutela del risparmio che non riesce ad arrivare in porto, i condoni a raffica che premiano i furbi e minano il senso di giustizia, quella sulla immunità delle massime cariche dello Stato, quella sulla riforma della giustizia che poco o punto ha a che fare con il giusto processo in tempi ragionevoli, quella sulla Rai e sulle televisioni che si è attirata un rinvio da parte del Presidente della Repubblica ma che poi è stata approvata senza cambiarne l?impianto, la legge sulla fecondazione assistita su cui pende il referendum, ecc..

Le vicende della riforma costituzionale che va avanti a colpi di maggioranza semplice respingendo ogni invito del Presidente della Repubblica ad assumere un atteggiamento più cooperativo da parte di tutti. Gli stessi che poi la Domenica affermano solennemente che le riforme costituzionali innanzitutto ma non solo esse vanno approvate con maggioranze qualificate e, quindi, con il voto dei due schieramenti. No in Italia non si può fare perché si cade nel consociativismo, nel trasformismo una malattia infettiva che potrebbe portare la peste bubbonica e la morte della democrazia. E? meglio avere dei bei schieramenti nettamente contrapposti così che gli elettori possano avere una idea più precisa delle responsabilità e, alla fine della legislatura, tirarne le conseguenze in termini di consenso da confermare o da negare.

Ora c?è una riforma costituzionale che da un lato ha impegnato oltre due anni di questa legislatura, che nel frattempo ha bloccato l?attuazione della riforma del Titolo V (fatta nel 2001) e soprattutto l?attuazione del federalismo fiscale (art. 119 modificato nel 2001) rinviata alla prossima legislatura. Ci sono dei gravi problemi di dissesto dei conti pubblici che richiedono manovre dolorose. C?è un serio problema di competitività del Paese. Si prospettano riforme del sistema elettorale e della par condicio. Occorre riflettere attentamente da parte di tutti su alcuni scenari possibili.

I scenario. Dopo il dibattito in Parlamento, Berlusconi non ottiene la fiducia ed è costretto a dimettersi. Si va alle elezioni a giugno superando alcune difficoltà tecniche. La CdL perde le elezioni. Il ddl di riforma costituzionale decade automaticamente.
Con o senza riforma del sistema elettorale, è improbabile che il Centro-sinistra probabile vincitore delle elezioni anticipate possa ottenere una maggioranza di 2/3. Se stiamo alle ammissioni di responsabilità sulle modalità di approvazione della riforma del 2001 con pochi voti di maggioranza, come fa il Centro-sinistra a portare avanti un nuovo progetto di riforma costituzionale o una modifica limitata del Titolo V pure questa ritenuta necessaria da diversi esponenti di questo Polo?

II scenario. Berlusconi dopo il dibattito parlamentare ottiene la fiducia dei suoi alleati come da impegni assunti dagli stessi in questi giorni ma confermando la non partecipazione diretta al governo. Il governo Berlusconi bis sarebbe oggettivamente più debole e ?tirerebbe a campare? per il resto della legislatura. Come? Non si sa specie se anche AN dovesse ritirare i suoi ministri. Verosimilmente non riuscirebbe a portare avanti le ultime letture della riforma costituzionale ed allora anche la Lega potrebbe far venire meno il suo appoggio diretto.
Probabilmente la legislatura si concluderebbe comunque in anticipo ma nel frattempo il governo utilizzerebbe tutti i suoi poteri ? anche quelli della spesa pubblica ? per recuperare consensi elettorali. La situazione dei conti pubblici potrebbe solo peggiorare. Il governo potrebbe lasciare una vera e propria voragine che ci farebbe incorrere nella procedura sanzionatoria prevista dal Patto di stabilità e crescita e che renderebbe ancora più difficile la gestione del debito pubblico
Il Centro-sinistra, probabile vincitore delle elezioni, dovrebbe imporre lacrime e sangue per risanare i conti pubblici e cercare il rilancio dell?economia.

III scenario. Quello meno probabile. La maggioranza, in un modo o nell?altro, riesce a far passare la riforma costituzionale così com?è. La riforma viene quindi bocciata dal referendum popolare. Il Centro-sinistra dovrebbe ricominciare tutto da capo. Un?intera legislatura andrebbe perduta. I conflitti di attribuzione tra governo centrale e regioni davanti alla Corte costituzionale aumenterebbero inevitabilmente, mettendo a dura prova la governabilità del sistema. Il Centro-destra potrebbe soffiare su tali conflitti, logorare ulteriormente le istituzioni, ecc.

IV scenario. Entrambi i poli si convincono che, in questo anno, si può salvare la riforma costituzionale modificandola consensualmente. Si può impedire il peggioramento dei conti pubblici, cooperare alla elaborazione della legge finanziaria 2006, votando congiuntamente il saldo del fabbisogno e le sue opzioni principali.
C?è un segnale positivo in questa direzione se Berlusconi conferma la rinuncia all?attuazione della terza tranche della riforma dell?IRE annunciata da Siniscalco.
Serve una grande coalizione per la riforma costituzionale, per risanare i conti pubblici e rilanciare l?economia.
Ritengo che spetti all?attuale opposizione ? oggi maggioranza nel Paese ? avanzare la proposta e verificarne la fattibilità a condizione che la maggioranza parlamentare abbandoni la logica amico-nemico e assuma un atteggiamento cooperativo.
C?è l?esempio tedesco della grande coalizione tra CDU e SPD del 1966-69 che vide la prima partecipazione dei socialdemocratici al governo federale. Ha funzionato. Successivamente i socialdemocratici hanno governato con i verdi.

Concludendo, sarebbe più saggio da parte di tutti cercare di arrivare ad un patto di fine legislatura costruito su tre punti fondamentali:
a) modifica della riforma costituzionale ridimensionando i progettati poteri autocratici del premier e introducendo la sfiducia costruttiva alla tedesca;
b) attuare subito il federalismo fiscale instaurando un rapporto cooperativo con le Regioni e riformando il sistema dei trasferimenti alle regioni meridionali;
c) risanamento dei conti pubblici e rilancio della crescita economica e della competitività.

Tra elezioni anticipate a giugno e agonia lenta e pericolosa di questo governo c?è una terza via: la grande coalizione. Che si modifichi o meno il sistema elettorale, occorre superare la logica della contrapposizione muro contro muro. Ci sono i momenti della competizione elettorale e quelli della cooperazione per il buon governo del Paese. Distinguerli è nell?interesse di tutti. E? utopia?

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I colpi di teatro di Berlusconi.

Berlusconi nel week end, a sorpresa, vede Bossi a Gemonio. Il dado è tratto. Lunedì 18 aprile torna a Roma, va da Ciampi ma non si dimette. Qualche sostituzione di ministri, qualche ritocco al programma. Torna in Parlamento, chiede ed ottiene la fiducia e va avanti così sino a fine legislatura. Ci sono buone possibilità di recuperare il consenso dei moderati così hanno deciso lui e Bossi.
All?UDC sono bastate 36-48 ore senza contatti diretti con Berlusconi per ammainare le vele e rientrare nel porto della CdL. AN è rimasta nel cono d?ombra a sostegno di Berlusconi, temendo il peggio, ossia, di rimanere in prospettiva fuori gioco.
Tutto bene? No purtroppo.
Perché se prendiamo i 2-3 problemi più gravi che stanno sul tavolo della crisi, vediamo che su di essi non si è discusso a fondo, non sono state prospettate soluzioni accettate e accettabili non dico da parte della minoranza – come pure sarebbe d?obbligo davanti ad una riforma costituzionale di tanto rilievo e a una crisi economica e finanziaria molto grave ? ma neanche da tutte le componenti della stessa maggioranza se ce n?è ancora una.

1. Riforma costituzionale. Si vuole far credere alla gente che la sconfitta della CdL e, in particolare, di FI nelle elezioni regionali sia dovuta alla c.d. devolution. In un precedente blog ho spiegato che non è così. Il problema vero è il progettato governo del premier. Il Berlusconi che non vuole dimettersi come richiesto da alcuni suoi stessi alleati applica ante litteram quello che è previsto nel ddl di riforma costituzionale ma che non è ancora costituzione. Non abbiamo ancora il governo del premier autocrate ma Berlusconi ce ne offre un?anticipazione. Siamo ancora nella repubblica parlamentare anche se c?è stata una riforma elettorale di tipo maggioritario che prevede l?indicazione del premier. Ma il premier non è eletto direttamente dal popolo né in Inghilterra ? come ha spiegato ripetutamente Sartori ? né tanto meno in Italia.
Il rifiuto di Berlusconi di accettare il passaggio formale della crisi del suo governo, dopo le dimissioni dei ministri di due partiti della coalizione, la dice lunga sulle sue propensioni autocratiche e plebiscitarie. Altro che rituali e formalismi della I Repubblica. Il vero problema della riforma costituzionale sono i poteri del premier e la emarginazione del ruolo del Presidente della Repubblica. Altro che la devolution e le norme anti-ribaltone.
La vera posta in gioco sono le regole del gioco istituzionale, del bilanciamento dei poteri che Berlusconi vuole anticipatamente piegarle a suo favore. Dovendo scegliere tra Follini che ipocritamente si limita a parlare di comportamenti monarchici del Presidente del Consiglio dei Ministri, e Bossi che inopinatamente è il più strenuo difensore della riforma costituzionale, Berlusconi sceglie ovviamente Bossi che vuole assicurargli il massimo potere e non Follini o Casini il quale ultimo, nella migliore delle ipotesi, potrebbe essere un temibile e temuto concorrente.

2. A fronte di una questione di potere di tanta rilevanza, i gravi problemi economici finanziari irresponsabilmente vengono relegati in secondo piano. Il fatto che l?Italia , secondo l?UE, registri un deficit del 3,6 e del 4,6% per il 2005 e 2006 non ha grande importanza. Il fatto che gli stessi alleati chiedano modifiche al provvedimento sulla competitività, maggiore attenzione ai problemi del Mezzogiorno e della famiglia sono piccole questioni di programma. Per il Sud può bastare nominare un Ministro senza portafoglio e per la famiglia la soluzione tecnica potrebbe essere trovata nella promessa terza tranche degli sgravi fiscali dal costo di 12 miliardi di euro. Il fatto che per finanziare il provvedimento si siano previsti per i prossimi anni alcune centinaia di milioni di euro all?anno è questione tecnica, di vincoli di bilancio. Si possono sempre aumentare gli stanziamenti appena ci sarà spazio finanziario.
Come questi ambiziosi progetti possano essere finanziati in uno scenario in cui i tassi di crescita dell?Italia sono rivisti al ribasso non solo dall?UE ma anche dal Fondo monetario internazionale e dall?OCSE oltre che da istituti di ricerca pubblici e privati, in uno scenario in cui è ragionevole prevedere un aumento dei tassi di interesse e magari lo sgonfiamento della bolla speculativa sui valori degli immobili, la maggioranza ed il Ministro dell?economia e delle finanze non lo spiegano.

3. La UDC ed in parte AN avevano chiesto una ?discontinuità?. Nel programma o nella leadership? Non c?è stata la rottura di un certo blocco sociale che nel 2001 aveva votato per la CdL? Perché? Quale problema c?è? Non si era parlato di riforma del sistema elettorale in senso proporzionale alla tedesca? Questioni minori. Gli italiani sono continuisti.

Per questi motivi, i commenti favorevoli al colpo di teatro di Berlusconi, gli elogi al Capo che non si lascia chiudere all?angolo che riecheggiano sulla stampa solo perchè nel week end ha ottenuto il pieno appoggio di Bossi sono roba da apologeti interessati, da cronisti superficiali non da analisti.

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Le elezioni e i conti pubblici.

9 Aprile 2005 1 commento

Berlusconi insiste per un altro taglio delle imposte dirette di 12 miliardi di ? nella legge finanziaria 2006. Per il 2005 il taglio è stato di 6 miliardi di ? e non ha funzionato ai fini elettorali. Allora lui pensa di raddoppiare per rendere più tangibili i guadagni.
Il motivo per cui la gente non se ne accorge ? ho spiegato in un precedente blog ? sta nel fatto che il governo, per ineludibili esigenze di bilancio, negli anni scorsi, ha compensato le minori entrate da imposte dirette con maggiori entrate da imposte indirette, da tariffe e canoni nazionali e locali come sta avvenendo anche quest?anno e come non potrebbe essere diversamente anche nel 2006.
Una manovra più o meno a somma zero per le famiglie con redditi medi e penalizzante per quelle con i redditi più bassi che pagano meno imposte dirette e più imposte indirette.

Nei giorni scorsi la Commissione europea ha fatto sapere che, secondo le sue valutazioni, il deficit di bilancio dell?Italia sarebbe già al 3,6 e al 4,6% del PIL rispettivamente nel 2005 e nel 2006.
A parità di altre condizioni, un taglio di 12 miliardi di ? si ragguaglia a un altro punto di PIL e porterebbe al 5,6% il deficit di bilancio per il 2006. Tenuto conto, da un lato, che vengono meno gli effetti di tante misure straordinarie degli anni scorsi e, dall?altro, che la Legge finanziaria per il 2006 sarà meno rigorosa per motivi elettorali, il deficit potrebbe attestarsi tra il 5 e il 6% del PIL.
Se le proposte di crescita economica restano basse attorno all?1% o poco più, non vedo da dove possano arrivare le maggiori entrate che ci consentano di avvicinare il 3% previsto dal Trattato di Maastricht.
E? vero che il recente accordo sulla riforma del Patto di stabilità e crescita ha introdotto una certa flessibilità nella quantificazione del deficit eccessivo, ma 2-3 punti al di sopra del limite del 3% è troppo. Per l?Italia sarebbe inevitabile incappare nella procedura di avvertimento preventivo e probabilmente anche in quella sanzionatoria, specie se consideriamo che l?Italia gestisce un grosso debito pubblico (106% del PIL) e che, negli ultimi anni, la tendenza alla riduzione si è assottigliata o si è arrestata.
In uno scenario siffatto, con probabili aumenti dei tassi di interesse in Europa trainati da quelli americani, già ripetutamente aumentati, non vedo quali margini abbia il governo per il rilancio dell?economia.

A fronte di domande che accennavano a questi due problemi (condizioni peggiorate per le famiglie con redditi medio-bassi e riduzione del debito pubblico, Berlusconi, martedì scorso a Ballarò, risponde con due facezie per non dire altro.
a) La ricchezza delle famiglie italiane si ragguaglia a 8 volte il PIL come in altri Paesi ricchi, guardandosi bene dal dire alcunché sulla distribuzione di tale ricchezza tra le famiglie.
b) Nel 2006 il debito pubblico sarà ridotto consistentemente perché il governo venderà beni dello Stato per un controvalore di 5 punti di PIL. Roba da far crollare borse valori più solide di quella italiana seppure l?operazione fosse comunque realizzabile in un solo anno.

Se questo è il modo in cui Berlusconi intende andare alle elezioni e tenere i conti pubblici in equilibrio c?è da essere seriamente preoccupati. Alla luce dei risultati delle elezioni regionali di lunedì scorso, è probabile che la Casa delle Libertà perda anche le prossime elezioni politiche (anticipate o no). Purtroppo è anche più probabile che lasci i conti pubblici in grave dissesto ed allora saranno lacrime e sangue anche per quelli che le elezioni le vincono.

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In morte di Papa Wojtyla

3 Aprile 2005 2 commenti

Karol Wojtyla è morto. E? morto il Capo della Chiesa cattolica apostolica romana. Un Pontefice che in gioventù è stato operaio, attore, un poeta e poi un grande mistico, un maestro della comunicazione, un ?Goleador de la Iglesia? come lo ha definito un commentatore di lingua spagnola.
Una personalità complessa di tendenza conservatrice ma, per molti versi, moderno e aperto alle innovazioni più di qualsiasi suo predecessore. Vedi il suo utilizzo a volte spregiudicato dei mass media e dello spettacolo per attirare i giovani. L?unica personalità che negli ultimi 25-30 anni sia stato in grado di mantenere un contatto con i giovani.

Un Pontefiche che ha cercato con tutte le sue forze di rianimare il dibattito sui valori in una epoca storica di trionfo dell?individualismo edonistico, dell?utilitarismo e dell?interesse individuale.
Certo per un laico è difficile condividere le sue posizioni sul divorzio, l?aborto, il controllo delle nascite, la fecondazione assistita, l?utilizzo delle cellule staminali nella ricerca, ecc. Ma il problema qui va al di là della stessa persona del Papa e riguarda tutta la Chiesa Romana che spesso tarda a prendere atto dei progressi scientifici ? vedi emblematicamente la sua riabilitazione ufficiale di Galileo – e che su questioni come gli embrioni e la difesa della vita tende a conservare posizioni estremamente dogmatiche difendendo una vita che è solo in potenza mentre travolge i diritti della madre che li ha creati.
Un Papa che non ha mai esitato a schierarsi a favore dei più deboli, degli oppressi, della democrazia e della libertà che, paradossalmente, reprime all?inizio del suo Pontificato, la c.d. teologia della liberazione in America latina e che specie, nella seconda parte del suo magistero, non esita a chiedere perdono agli indios per il ruolo svolto dalla Chiesa durante la conquista dell?America, alle donne, agli ebrei, agli ortodossi, agli eretici, ai musumulmani per le Crociate, ecc..
Ci si può chiedere che senso abbia chiedere scusa a diversi soggetti per i torti procurati dalla Chiesa Romana nel passato (a volte remoto) e mantenere posizioni dogmatiche ed intransigenti su ?quelli del presente?. Qui viene in rilievo la prospettiva millennaristica della Chiesa Romana e i valori e concezioni sociali che cambiano nel tempo. Nel Nuovo Testamento certe norme etiche assumono una luce diversa rispetto a quella che avevano nel Vecchio Testamento. La stessa dottrina della Chiesa ci dice che i Vangeli vanno letti nella prospettiva storica.
Per venire all?età moderna, ci sono Chiese riformate e la Chiesa di Roma della Contoriforma, la meno aperta ai cambiamenti. Nella seconda metà del XX secolo e proprio negli anni di Wojtyla si è affermata una dottrina giuridica e una giurisprudenza dei diritti universali che pone a monte una serie di valori laici non tutti in conflitto con le posizioni religiose ma non tutti conciliabili. C?è un problema di equilibrio intertemporale nelle posizioni della Chiesa Romana. Forse gli storici potranno leggere le numerose richieste di perdono e scuse di Papa Wojtyla come un passo avanti nel processo di revisione della prospettiva millennaristica della Chiesa Romana.
Alcuni esempi. 1) la Chiesa di Roma nel passato ha accettato e praticato la pena di morte. Oggi si attesta proterviamente a difesa di un principio di vita in potenza tanto astratto quanto controverso e discusso da biologi e filosofi, in pratica negando in molti casi la speranza di un figlio e travolgendo i diritti delle donne. 2) la Chiesa di Roma non accetta il matrimonio dei suoi sacerdoti mentre lo accettano le Chiese riformate. Una posizione che sembra dovuta più alla tradizione che a principi morali indiscutibili. 3) il rifiuto dell?eutanasia quando la medicina esclude un?attività cerebrale a sostegno della vita psichica, nell?assunto discusso e discutibile che la salvezza dell?anima passi anche attraverso il dolore fisico. Ma l?anima c?è ancora e la sofferenza è quella del malato o delle persone vicine a lui?
Ci sono i problemi sul rapporto tra fede e ragione. La Chiesa di Roma li ha risolti a modo suo. Per secoli ha preteso la soggezione della ragione. Può sembrare ingeneroso sollevare questi difficili problemi davanti al feretro del Papa ma non si può ?valutare? il ruolo di un Papa di Roma ? una monarchia assoluta oggi più curiale – senza entrare nel merito delle posizioni storiche ed attuali della Chiesa di Roma. Papa Wojtyla ha pure pubblicato l?Enciclica Fides et Ratio. Ha cercato una qualche conciliazione tra tradizione e attualità.
In una società secolarizzata e di relativismo dei valori il suo coraggio ed il suo impegno hanno costretto tutti a riflettere di più e precisare le posizioni sui valori che non devono essere necessariamente gli stessi per tutti e non necessariamente transitori e precari.

E? morto il grande capo di uno Stato minuscolo ma molto influente per la Sua autorità morale. Un Papa venuto dall?Est ma che, proprio perché arrivato a Roma ha contribuito a liberare i Polacchi e gli altri popoli dell?Est europeo e gli stessi russi dal giogo dell?Impero sovietico.
Papa Woityla ha saputo distinguere tra totalitarismi (nazismo e comunismo) senza cadere nella facile equiparazione dei due. Un Papa che mentre condanna il male assoluto del nazismo e quello relativo del comunismo non risparmia critiche pesanti al capitalismo. Anzi spiega il successo del comunismo come reazione agli eccessi del capitalismo di fine XIX e inizio XX secolo.
Un Papa che riconosce il cambiamento del capitalismo odierno dovuto in buona parte al pensiero socialista.
?Un capitalismo che ha introdotto gli ammortizzatori sociali e grazie al ruolo dei sindacati ha varato una politica sociale ed è controllato dallo Stato?.
Un Papa che non credeva nello scontro di civiltà e ha speso tutte le sue forze per la fratellanza dei popoli, il riavvicinamento tra le varie religioni e per la pace.
Un Papa che non è stato un testimone, ma un attore, un grande protagonista del XX secolo e che ha saputo conquistarsi il rispetto e la simpatia di tutti.

Hanno fatto bene i due poli a chiudere anticipatamente la campagna elettorale. È un segno di rispetto e Wojtyla lo merita.

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