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Archivio Settembre 2005

La coscienza dell’On. Avv. Pecorella.

27 Settembre 2005 2 commenti

Concluso ieri l’iter del II pezzo del processo c.d. All Iberian: falso in bilancio con costituzione di una società in un paradiso fiscale. La Società All Iberian , secondo l’accusa, avrebbe utilizzato i fondi per finanziare partiti amici violando la legge sul finanziamento dei partiti politici. Il primo troncone del procedimento si era concluso con la condanna degli accusati a pene detentive. La sentenza veniva poi annullata dalla Cassazione che ha fatto valere la prescrizione nel frattempo intervenuta. La sentenza di ieri del Tribunale di Milano proscioglie il Presidente del Consiglio e tre manager Fininvest per effetto della legge sul falso in bilancio. Secondo questa legge il fatto non è più reato. Approvata nel 2001 su iniziativa di questo governo, la legge derubrica il falso in bilancio da reato di pericolo a reato di danno congruo, di un certo rilievo. Introduce la procedibilità a querela di parte. Il socio e/o terzo creditore deve dare le prove che dall’operazione ha conseguito un danno al di sopra di una certa soglia. Provare tutto ciò dall’esterno non è cosa facile.

Richiesto di dare un parere all’uscita dal Tribunale l’On. Avv. G. Pecorella, Presidente della Commissione Giustizia della Camera, uno dei tanti avvocati di Berlusconi, eletti in Parlamento da Forza Italia, ha risposto: “e’ stata applicata una legge che afferma come il falso in bilancio che non procura danni di qualche rilievo non merita di essere punito”. Coscienza di avvocato!? Secondo un detto napoletano, è la carrozzella con cui l’avvocato porta a spasso il proprio interesse. L’On. Avv. Pecorella, con buona pace del principio di veridicità dei bilanci che non lo interessa più di tanto, non si chiede se anche i danni di scarsa entità possano tradursi in grossi vantaggi per pochi azionisti di controllo o i manager. L’On. Avv. Pecorella ha aggiunto anche che “il problema non è se una legge è ad personam o per pochi ma se essa sia giusta o meno”. Giusto. In linea di principio, non si può negare che possa essere giusta una legge strettamente individuale che ripari ad una ingiustizia per ipotesi subita da un solo cittadino. Ma in un Paese dove il falso in bilancio, la evasione fiscale sono diffusamente praticati da società di capitale e di persone con danni rilevanti per i soci stessi, per i terzi creditori, per gli enti impositori, per la credibilità del sistema, la depenalizzazione anche parziale del reato di falso in bilancio con la sua derubricazione a reato di danno, le ripetute leggi di condono e amministia difficilmente possono essere considerate leggi giuste. Di nuovo, è l’avvocato di parte che parla, non l’operatore di diritto. Hanno approvato a maggioranza una legge ed i giudici la hanno applicata. Sono i cittadini che debbono dire se la legge è giusta o meno. A ciascuno il suo.

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Che pena la trasmissione 8 e mezzo di ieri sera!

23 Settembre 2005 2 commenti

Avendo visto le prime trasmissioni di 8 e 1/2 condotta congiuntamente dalle due stelle del giornalismo televisivo Ferrara e Lerner, vorrei manifestare le mie impressioni ed in particolare su quella di ieri sera:
1) uno spettacolo poco costruttivo che ha trascurato i veri termini del problema;
2) sistematicamente i due conduttori interrompono e prevaricano gli ospiti. Una vera e propria gara a chi prevarica di più;
3) lo spettatore registra una grande confusione ed una specie di torneo tra “fazisti e antifazisti”;
4) una grande pena vedere due persone intelligenti che si arrabattano alla meglio perché non si sono preparate;
5) una altrettanto grande pena sentire dire all’On. Cicchetto, ex P2 come il suo attuale leader, che l’Italia è l’unico Paese europeo dove aumenta l’occupazione mentre in Germania aumenta la disoccupazione!

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Come, quando e chi deve modificare le regole.

20 Settembre 2005 Nessun commento

Quando la settimana scorsa il Presidente Berlusconi cercò di passargli il cerino acceso del caso Fazio il Presidente della Banca Centrale Europea (BCE) Trichet rispose che quello del Governatore della BdI era innanzitutto un affare italiano. A sorpresa qualche giorno dopo dichiarava che se il governo italiano dovesse approvare una riforma dello statuto della BdI si dovrebbe prevedere un periodo transitorio di cinque anni. Alcuni giornali italiani hanno scritto che ciò significava che Fazio poteva rimanere al suo posto per altri 5 anni.
Durante il suo viaggio in Abruzzo (15.09.05) il Presidente Ciampi ha pronunciato un discorso in cui esorta gli uomini che hanno oggi responsabilità nelle istituzioni di governo (locali, nazionali, europee e anche globali) “a non perdersi in piccole dispute e a guardare lontano nello spazio e nel tempo, senza paura” e, soprattutto, “senza sterili nostalgie di un passato che era peggiore del presente”. Inoltre ha esortato gli uomini alla “rettitudine dei comportamenti e al rispetto dei valori etici e deontologici”. Con la prima esortazione il Presidente si è riferito alla questione della disputa sulla riforma del sistema elettorale. Con la seconda esortazione alla questione Fazio almeno nella percezione di molti osservatori. Nello stesso giorno Fazio ha partecipato al consiglio direttivo della BCE. Ha consegnato una lettera di due pagine in inglese ma ha lasciato la riunione in anticipo con la scusa del volo che doveva prendere per tornare a Roma.
Con riguardo alle due questioni c’è evidentemente un delicatissimo problema comune di regole sia pure con analogie e differenze.

Caso Fazio. Trovo che l’interpretazione che si è data alla presa di posizione di Trichet sia quanto meno debole. Credo che persino in condizioni normali, ossia, quando non ci sono comportamenti illegittimi, scorretti o sospetti dal punto di vista deontologico il cambiamento delle regole di nomina e/o di elezioni comporti le dimissioni di chi è in carica e/o la legittima verifica del consenso per chi ha cariche elettive. Partiamo dal caso macroscopico di cui si discute in questi giorni: se si possa fare una riforma del meccanismo elettorale in vista delle elezioni al di là della proposta truffaldina contenuta nel meccanismo di determinazione del premio di maggioranza.
La maggioranza attuale sostiene di si. L’opposizione non è d’accordo e minaccia l’ostruzionismo ad oltranza. Credo che da un punto di vista procedurale si possa accedere alla tesi della maggioranza e vediamo perché. E’ chiaro che chi ha appena vinto le elezioni non ha alcun interesse a cambiare le regole elettorali perché sono quelle in vigore che gli hanno consentito di vincere e se accettasse di cambiarle dovrebbe concordare con l’opposizione le nuove e i tempi della loro entrata in vigore: alla naturale scadenza del mandato o addirittura saltando una legislatura come si prevede per la riforma della costituzione.

In mancanza di un simile accordo, si possono ipotizzare diverse situazioni. Per brevità ne vediamo una sola: riformare il sistema a metà mandato. Supponiamo che per qualche motivo i sondaggi siano sfavorevoli alla maggioranza al potere. Non si vede perché la maggioranza dovrebbe acconsentire a fare la riforma. Non ci sono le condizioni per un accordo bipartisan. La propensione della maggioranza a riformare il sistema elettorale aumenta se essa prevede di perdere le elezioni e, magari, alcune sue componenti pensano di contenere le perdite modificando al margine il sistema. Starà all’opposizione di verificare che il nuovo sistema non la danneggi tenendo presente che non è credibile che gli elettori cambino il loro orientamento solo perché si cambiano le regole elettorali. Ovviamente perché si possa raggiungere un accordo ci deve essere una valutazione comune sul funzionamento del sistema vigente. Se esso è valutato positivamente da maggioranza ed opposizione non si vede perché lo si debba cambiare. Se tale giudizio positivo non c’è né dall’una né dall’altra parte allora ? sia pure con motivi diversi ? le due parti potrebbero provare a concordare una modifica. Al riguardo mi sembra debole l’argomento secondo cui non si cambiano le regole quando la partita è quasi incominciata perché ciò non è vero sino a che il Parlamento non è sciolto e non si sono indette le elezioni. Il sistema elettorale che si vuole cambiare a giudizio trasversale di esponenti dei due schieramenti non ha funzionato bene non perché non ha prodotto una maggioranza ma perché se ha consentito la stabilità del governo in questa terza legislatura non ha prodotto la governabilità dell’economia e del Paese. Aggrega obbligatoriamente forze politiche eterogenee e consente ad alcune di esse un forte potere di veto che nella prima esperienza del centro-destra porto alla caduta del primo governo Berlusconi in quella del centro-sinistra condusse al cambio di tre Presidenti del Consiglio. Non sono sufficienti tre elezioni e tre esperienze diverse per farsi un’idea del funzionamento del sistema? Oppure la risposta va cercata nella blindatura del premier secondo la proposta contenuta nella riforma costituzionale la cui discussione è ripresa il 19.09 alla Camera?

Prendiamo proprio il caso della norma c.d. antiribaltone contenuta nella riforma costituzionale che prevede che il premier (poi la maggioranza) non possa essere cambiato senza il consenso unanime della stessa maggioranza che ha vinto le elezioni insieme a lui. Può sembrare una regola ragionevole ma non lo è specie se si assume che un premier si comporti alla stregua di Fazio che fin qui ha posto il veto alla sua sostituzione. Proprio per questo bisognerebbe stare molto attenti a non scrivere nella Costituzione regole-catenaccio che blindano posizioni e cariche che, in situazioni particolari, potrebbero determinare forti tensioni nel funzionamento delle istituzioni. Proprio perché scritte alcune regole devono essere flessibili. Ma da sole non bastano. Servono anche fiducia, credibilità e reputazione. Sono condizioni imprescindibili per il buon funzionamento delle istituzioni. Se fiducia, credibilità e reputazione vengono meno, ci deve essere sempre la possibilità di sostituire chi le ha perse. Non appare saggio conferire un potere di veto a chi per un motivo o per un altro può perdere tali caratteristiche. In ogni caso, poteri di veto sono legittimi solo per organi di diretta investitura popolare.

Ciò detto torniamo alla presa di posizione di Trichet e all’idea di un periodo transitorio di cinque anni. Come letta dai giornali italiani, la regola non ha senso. Fazio non ha alcun interesse a modificare le regole che lo hanno nominato e perciò farà di tutto per sabotare la riforma. Il Ministro Siniscalco ha detto in Parlamento che per nove mesi ha aspettato proposte di autoriforma da Fazio ma non sono arrivate.
Si è saputo in questi giorni che quando il Presidente Ciampi era Governatore della BdI, in alcune occasioni, in modo riservato, avrebbe messo a disposizione il suo mandato. Sono stati gesti di grande sensibilità istituzionale che lo onorano. Qualunque sia la posizione della BdI ? secondo me oggi non radicalmente diversa da quella di altre alte autorità amministrative indipendenti ed in particolare della Autorità Garante del mercato e della concorrenza (AGMC) ? è chiaro che qualsiasi autorità costituita non può non trovare la sua fondamentale legittimazione che nel governo (nell’accezione anglosassone) e nel Parlamento. Proprio per questo anche se al momento non ricorrono ipotesi di reato si deve ritenere che in ogni caso le AAI e la BdI debbano godere sempre la piena fiducia del governo, del Parlamento e dell’opinione pubblica in generale. Ora nel caso di Fazio quello che si sa induce a pensare i comportamenti non abbiano rispettato le regole di neutralità previste e certamente abbiano violato quelle etiche e deontologiche. I suoi comportamenti hanno determinato un grave vulnus alla credibilità e reputazione sua e della BdI di cui lui è il massimo esponente e apparentemente unico dominus. E’ venuta meno la fiducia nei suoi confronti del governo, del Parlamento e dell’opinione pubblica se ministri del governo, esponenti apicali della maggioranza e dell’opposizione lo hanno ripetutamente invitato a dimettersi. Da qui l’urgenza di una decisione del governo nella sua massima espressione. Berlusconi non può fare come Ponzio Pilato perché la permanenza di Fazio alla BdI non danneggia solo la credibilità della nostra banca centrale ma anche quella del governo. Se Fazio è innocente come dichiara potrà far valere le sue ragioni come libero cittadino davanti ai giudici come ogni altro cittadino o civil servant illegittimamente licenziato o costretto a dimettersi. Per quanto alte debbano essere le garanzie di autonomia e indipendenza della BdI, Fazio non è e non può essere un autocrate e l’Italia è una democrazia.

P.S.: Mentre pubblichiamo questa nota, apprendiamo dalla stampa che presto Fazio sarà “convocato” dai giudici di Roma come persona informata dei fatti.

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Il bipolarismo e il sistema elettorale.

7 Settembre 2005 Nessun commento

A proposito del dibattito sul bipolarismo e la riforma del sistema elettorale, vorrei fare alcune precisazioni che non mi sembra siano state tenute presenti nel recente dibattito.
Il bipolarismo in generale tende a funzionare meglio in un sistema bipartitico che, in termini netti (di soli due partiti), non c’è da nessuna parte. Ma anche se si avesse un perfetto bipartitismo, ciò non comporterebbe necessariamente un funzionamento efficiente ed efficace del bipolarismo.
Infatti un bipolarismo, supportato da un maggioritario secco, in prima approssimazione, non si addice ad una società civile pluralista al limite della frammentazione come quella italiana.
Il buon funzionamento di un sistema bipolare non è indotto semplicemente da un sistema elettorale di tipo maggioritario.
In secondo luogo, un bipolarismo maggioritario, se non è gestito con grande cautela, porta sul piano teorico all?instabilità delle politiche nel senso che le leggi approvate senza una certa deferenza all?opposizione rischiano di essere modificate dopo il cambio della maggioranza. L?instabilità può essere superata solo con l?accordo bipartisan, ossia, con la deferenza, il riguardo dovuto all?opinione, ai diritti e agli interessi degli altri componenti del Parlamento e soprattutto dei loro rappresentati.

Se la regola delle deferenza è adottata significa che c?è reciprocità, che costi e benefici dei vari progetti sono più equamente distribuiti, che i provvedimenti sono approvati a stragrande maggioranza. In termini di teoria dei giochi, si stabilisce un accordo (equilibrio di Nash) dal quale quanto meno i principali contraenti non hanno interesse a ritirarsi. In un simile gioco ogni parte contraente non ha incentivo a cambiare accordo per migliorare la propria posizione perché teme la reazione delle altre parti. E? come se queste ultime avessero un potere di veto. E? come se tutte le parti in causa decidessero o dovessero decidere all?unanimità. E? questa la regola che su molte questioni vige nella UE. E’ questa la regola del c.d. filibustering vigente nel Senato USA per cui o la maggioranza raggiunge i 60 voti oppure l’opposizione può mettere in atto l’ostruzionismo parlamentare in teoria senza limiti. In altre parole servono 60 voti per bloccare l’ostruzionismo. Il che comporta quasi sempre un accordo bipartisan.

I sistemi elettorali sono strumenti e non obiettivi validi di per se. Essi non possono coartare oltre certi limiti le libere scelte degli elettori che hanno legittimamente preferenze diverse.
In linea generale ad una società pluralista o molto frammentata si addice meglio un sistema elettorale di tipo proporzionale. Ma c’è il proporzionale puro e quelli corretti. Questi ultimi possono conseguire risultati simili a sistemi maggioritari ibridi come quello italiano conosciuto come Mattarellum così battezzato dal nome dell’On. Mattarella che ne ha favorito la nascita. In buona sostanza, a me sembra un compromesso ragionevole che applica il maggioritario al 75% dei seggi e lascia l’altro 25% al proporzionale.

In termini formali il Mattarellum ha funzionato nel senso che, nel 1996 e nel 2001, ha prodotto delle chiare maggioranze alternative anche se con diverso margine. Si noti che la questione del margine non è molto rilevante se si accetta il metodo della deferenza. Ma in termini sostanziali il bipolarismo italiano in questi 10-12 anni ha funzionato male in quanto nella prima esperienza del centro-sinistra non ha assicurato la stabilità del governo ma ha consentito il risanamento della finanza pubblica e l’aggancio all’Euro. Nell’esperienza del Centro-destra il Mattarellum ha consentito la stabilità del governo ma questo ha quasi azzerato la crescita economica per la sua inconsistente politica economica e incapacità a governare il ciclo economico.

Lo stesso sistema bipolare ed elettorale ha prodotto esiti completamente diversi nelle due legislature che consideriamo. Ci sono economisti che fanno discendere i risultati di politica economica dal tipo di sistema elettorale e dalla forma di governo ma tale teoria non ci sembra spieghi gran che con riguardo all’Italia perché, come abbiamo detto, le esperienze da confrontare sono limitate e i risultati sono opposti. Quindi la differenza la fanno gli uomini.

Il problema non è quello di schierarsi per una difesa ad oltranza del maggioritario secco, del proporzionale puro o di questo o quel sistema ibrido. Tutti i sistemi elettorali hanno pregi e difetti e non ce n’è uno migliore di tutti. In altre parole non c’è un difetto intrinseco nel modello. Tutti i modelli hanno pregi e difetti. Vanno scelti in ragione degli obiettivi che realisticamente si possono perseguire. La stabilità del governo non è un obiettivo valido di per se stesso. Essa è un valore se si accompagna al buon governo del Paese.
Peraltro al di là dei meriti e demeriti dell’uno o dell’altro sistema, bisogna tenere conto che strumenti rudimentali leggi non buone possono essere applicate al meglio e strumenti sofisticati e leggi “perfette” possono essere applicate male, eluse, abusate ecc.
Il problema in ultima analisi è quello dei comportamenti degli uomini e dei partiti che gestiscono le singole istituzioni ed il sistema, dei loro comportamenti consoni e cooperativi in vista del bene comune. Se invece prevale la logica amico-nemico e le regole fondamentali non sono condivise, i comportamenti diventano prevaricatori e, a limite, si scade nella dittatura della maggioranza e, come detto, aumenta l’instabilità del sistema.
Se, infine, il problema è quello della democrazia più avanzata il discorso sui sistemi elettorali e i meccanismi decisionali è diverso e va affrontato a parte.

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