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Archivio Ottobre 2006

Dalle intercettazioni telefoniche alle indagini fiscali illegittime.

27 Ottobre 2006 Nessun commento

Lo scalpore suscitato in questi giorni dalle notizie emergenti dalle indagini giudiziarie sui ?servizi deviati? o altre strutture di spionaggio direttamente o indirettamente collegate con i primi mi spingono a fare alcune considerazioni che riguardano da un lato il funzionamento dell?istituto dello spoil system e dall?altro le misure sulla tracciabilità di tutti i compensi degli esercenti arti e professioni adottate nell?ambito delle misure anti-evasione contenute nel decreto Bersani-Visco adottato dal Parlamento prima della pausa estiva. Si è appreso ieri che, negli anni scorsi, sia il Presidente della Repubblica Napolitano che l?allora leader dell?opposizione Prodi e moglie erano stati oggetto di ripetute indagini fiscali. Sono notizie di una gravità estrema che suscitano allarme e costernazione. Ed è sconcertante la rapidità con cui l?ex ministro dell?economia e delle finanze Tremonti, subito chiamato in causa, ridimensiona tutta la vicenda al più ad un ?caso di guardonismo fiscale?. Dirà la magistratura quali reati sono stati commessi dagli indagati (117 dipendenti dall?Agenzia delle entrate e 10 agenti della GdF).

A me pare utile intervenire su due aspetti che non mi sembrano presi in considerazione nei primi commenti ed analisi. Il primo è quello appunto dello spoil system, ossia, di quel sistema per cui, a ogni cambio di maggioranza, si cambiano i responsabili degli organi più importanti dei ministeri e di altri uffici pubblici particolarmente importanti. Per capire il problema bisogna partire dalla considerazione che nel moderno Stato di diritto va rispettato il principio della separazione dei poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario. Rispetto alla tradizionale separazione, oggi i confini tra detti poteri sono più incerti che nel passato in quanto il governo da un lato ha assunto un ruolo crescente sul terreno legislativo proprio del Parlamento di tal che alcuni costituzionalisti lo considerano una sorta di comitato direttivo delle Camere legislative, dall?altro, il governo è a capo della branca esecutiva, ossia, della pubblica amministrazione e quindi, nella percezione dell?uomo della strada può impartire ordini ai propri dipendenti. E? noto che gli ordini illegittimi non sono eseguibili e si dà il caso che i pubblici funzionari svolgono una funzione analoga a quella dei giudici. Applicano la legge giornalmente e devono godere di garanzie di autonomia e indipendenza che sono previste dall?art. 97 e 98 comma 1 della Costituzione. Dovrebbero innanzitutto sapere distinguere tra ordini legittimi ed illegittimi specialmente se provenienti dalle autorità politiche. Vedi a questo riguardo il blog del 21 marzo 2005.

Con la riforma della pubblica amministrazione dei primi anni ?90 e con il decreto legislativo n. 29/93 proprio al fine di meglio attuare i principi contenuti negli artt. 97 e 98 della Costituzione e l?indipendenza e l?autonomia dei pubblici funzionari si introduce una più netta separazione tra i compiti di indirizzo politico dei ministri e compiti di gestione tecnico amministrativa della dirigenza pubblica. Tale modello di separazione dei ruoli in Italia non è stato bene accolto e raramente praticato perché ai politici piace immischiarsi nella gestione amministrativa e compiacenti dirigenti sperano di progredire nella loro carriera assecondando le mire dei politici. Su tale sistema formalmente di separazione ma di fatto ibrido, a fine anni ?90, si è inserito l?istituto dello spoil system che oggettivamente si qualifica come un compromesso o un temperamento del modello della separatezza. Lo spoil system è uno strumento molto delicato a cui si dovrebbe ricorrere con grande cautela ed in via del tutto eccezionale. Per potere funzionare bene, esso richiede standard deontologici molto elevati in chi lo utilizza attivamente (rimuovendo o nominando i dirigenti di strutture pubbliche) e in coloro che ottengono importanti e delicati incarichi attraverso tale istituto. Non pochi in Italia ritengono che tale istituto sia stato abusato di tal che si stava considerando la possibilità di restringerne drasticamente la sfera di applicazione. Il clima di esacerbato scontro politico tra maggioranza e minoranza rende meno probabile una tale modifica legislativa e anzi rischia di aumentare la rimozione di dirigenti poco rispettosi del principio di imparzialità delle proprie funzioni che, a sua volta, rischia di consolidare l?istituto così come ora.

E? proprio di oggi la notizia riportata da alcuni giornali che ieri il vice-ministro dell?economia e delle finanze Visco ha accolto le dimissioni del direttore dell?Agenzia delle entrate Raffaele Ferrara che aveva sostituito a partire dal 1 gennaio 2002 l?allora direttore Massimo Romano rimosso per motivi politici e ora destinato a tornare alla direzione dell?Agenzia. Il dott. Ferrara non torna a casa e non lascia l?Amministrazione finanziaria. Conserva la presidenza del CdA della Riscossione SpA e assumerà l?incarico di amministratore delegato della Consap concessionaria dei servizi assicurativi pubblici, ossia, versione SpA dello storico Istituto nazionale delle assicurazioni . Uno spoil system all?italiana: promoveatur ut amoveatur.
E? ancora di oggi la notizia di un imminente avvicendamento al vertice della Guardia di finanza. L?attuale Comandante generale Speciale – riporta il Sole 24 Ore – è molto amico del Gen. Pollari, capo del Sismi, a sua volta proveniente dalla GdF. Questa da tempo ha ricostruito il servizio intelligence che aveva nel passato e che era stata costretta a sciogliere ai tempi dello scandalo della P2. Tra i due servizi di intelligence si sarebbe determinata una certa sinergia anche perché il Gen. Pollari avrebbe chiamato al servizio segreto militare 300 uomini della GdF. Considerato che la GdF formalmente è alle dipendenze del ministro dell?economia e delle finanze, anche questa questione rileva ai fini dei controlli fiscali e della strumentazione tecnico informativa che li dovrebbero supportare.

E vengo al secondo punto: la questione delle banche dati e della tracciabilità delle transazioni di tutti gli incassi dei professionisti dopo quella relativa alle imprese che in teoria c?è stata sempre ma che in fatto non sempre funziona per difficoltà pratiche. Di questa questione mi sono occupato nel blog postato il 4 agosto scorso intitolato lo Stato di polizia tributario. Le analisi successive che ho letto mi confermano che non serve ristrutturare l?anagrafe tributaria sulla base dei nomi o imporre la tracciabilità di tutti i compensi ricevuti dai professionisti. Come ho già detto, supposto che si riesca a rendere tracciabili tutti gli incassi che cosa succede se gli esborsi sono enormemente superiori? Dobbiamo memorizzare anche tutte le altre operazioni effettuati anche sugli altri conti non dedicati del titolare dello studio? Anche quelli della moglie, delle conviventi e dei figli? E per i soggetti che aprono dei conti all?estero che cosa facciamo? Vogliamo imporre alle banche estere di rendere disponibili i loro dati relativi ai soggetti accertati dalla nostra AdE? Per connessione dove vogliamo arrivare? Non rischiamo di cadere nell?ipotesi orwelliana del Grande Fratello? Resto convinto che non serve una banca dati megagalattica che memorizzi tutte le transazioni rilevanti ai fini fiscali anche perché la nostra AF non è in grado di sfruttarla se non in modo molto limitato.

Dichiarazioni pesanti del ministro degli affari interni Amato, riportate dai giornali di oggi, dicono che le banche dati italiane sono dei colabrodo. Secondo il ministero dell?economia e delle finanze l?Anagrafe tributaria è assolutamente sicura e che l?accesso è consentito solo ai ?soggetti abilitati?. Ma è qui l?anello debole della catena. Siamo sicuri che i soggetti abilitati siano tutti soggetti di specchiata moralità, assolutamente rispettosi dei loro doveri d?ufficio. Se dipendenti disonesti possono abusare di procedure così delicate, si vede che il sistema dei controlli interni non funziona a dovere. Certamente servono garanzie adeguate sull?uso corretto delle informazioni ma forse, come nel caso delle approvate norme sulla tracciabilità di tutte le operazioni finanziarie delle imprese e da ultimo anche dei professionisti bisognava chiedersi se sono strettamente necessarie. Come dimostrano le indagini giudiziarie di questi ultimi tempi, è troppo alto il rischio che tali dati possano finire in cattive mani ed essere utilizzati a fini diversi dall?accertamento dei ricavi e della capacità contributiva.

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Riforme elettorali e delegittimazione del Parlamento.

21 Ottobre 2006 1 commento

Nei giorni scorsi il Presidente del Senato Marini ha sollecitato le parti politiche a mettersi attorno ad un tavolo e discutere della riforma elettorale. Merita un?annotazione un commento strumentale del Sen. Schifani di Forza Italia: le riforme elettorali si fanno a fine legislatura per non delegittimare il Parlamento in carica. Distilla quindi una goccina di veleno aggiungendo: se la maggioranza insiste per varare una nuova legge elettorale si ha la riprova che è consapevole di essere arrivata al capolinea.

Sarcasmo a parte, la prima affermazione del Sen. Schifani non mi appare fondata. Le regole elettorali si cambiano opportunamente quando si è lontani dalle scadenze elettorali e, come dire, si è avvolti nel velo dell?ignoranza circa gli esiti perché ogni previsione al riguardo è scarsamente attendibile.
Come alcuni esperti che hanno lavorato alla riforma del 2005 sanno, il governo Berlusconi approvò a colpi di maglio maggioritario la riforma elettorale quando si rese conto che le previsioni erano tutte favorevoli al Centro-sinistra e che in alcune regioni importanti e popolose (tra cui la Sicilia) avrebbe perso molti consensi. Berlusconi avrebbe accettato la riforma elettorale non tanto perché la chiedeva con insistenza l?UDC di Casini ma soprattutto per contenere i margini di vantaggio del Centro-sinistra. Se questo è vero, non è stata la maggioranza di allora a delegittimare il Parlamento la cui composizione è stata fortemente influenzata dalle regole elettorali cambiate proprio all?ultimo momento prima delle elezioni?

Se fosse vera la seconda affermazione del Sen. Schifani, non si capisce perché Forza Italia non colga la palla al balzo e non si dica disponibile a concordare delle nuove regole elettorali migliori di quelle attuali visto che il giudizio negativo su di esse appare essere trasversale (bipartisan) e rischia di ritorcersi contro coloro che le hanno volute nel caso in cui, a torto o a ragione, per scelta o per necessità, si dovesse andare alle elezioni anticipate.

Un?ultima annotazione sui media. E? proprio vero che essi in Italia, non di rado, parlano d?altro o si limitano a riportare acriticamente affermazioni a volte senza alcun fondamento!

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Va bene una legge finanziaria che scontenta tutti!

1 Ottobre 2006 2 commenti

Se tutti della minoranza e anche della maggioranza sono scontenti, allora la finanziaria è buona. Sembra un paradosso ma non lo è.

Se siamo in una situazione in cui bisogna tagliare il deficit di bilancio, ricostituire un avanzo primario (saldo positivo tra entrate e uscite correnti) e invertire la tendenza del debito pubblico all?aumento, che cosa si poteva fare? Bisognava tagliare la spesa pubblica e/o aumentare le entrate. Si sta cercando di fare un po? dell?uno e un po? dell?altro. Alcuni avranno meno benefici dalla spesa pubblica. Altri pagheranno più imposte. Tutti devono risparmiare e investire di più direttamente e/o indirettamente. La manovra non piace a nessuno. Tutti – anche esponenti della maggioranza – criticano il governo perché la manovra si caratterizzerebbe in maniera non indifferente per le entrate – salvo a opporsi decisamente alle proposte di non mantenere in servizio diverse decine di migliaia di insegnanti nella scuola dove c?è una certa ridondanza. Che una simile critica venga dalla minoranza è anche comprensibile ma che venga anche da settori della maggioranza francamente è molto meno comprensibile. Pensare che una manovra da oltre 33 miliardi di euro potesse essere giocata tutta dal lato della spesa è francamente ingenuo e assurdo se non proprio demagogico.

Si perde di vista il fatto che questa manovra ha due aspetti fondamentali positivi, di coniugare, in limiti ragionevoli, austerità e politiche di sviluppo se la metà della manovra si traduce in interventi a favore degli investimenti e del rilancio della crescita. Con tale obiettivo in mente, è chiaro che tutti sono stati chiamati a risparmiare ed investire di più. Per via dello sciopero dei giornalisti, non abbiamo i dettagli della manovra che del resto potranno cambiare da qui alla vigilia di Natale quando verosimilmente sarà approvata. Ci sono le famiglie, le imprese, e le pubbliche amministrazioni. Ci sono dei tagli per tutti e tre gli operatori e ci sono delle risorse nuove aggiuntive messe a disposizione per le famiglie con i redditi più bassi, per le imprese che investono e per le pubbliche amministrazioni che riqualificano i loro interventi.

E? singolare che nonostante lo sciopero della stampa, alla radio e alla televisione emerga con una certa insistenza la questione dell?abbandono del terzo modulo della riforma tributaria di Tremonti e il ritorno a cinque aliquote con quella più alta che scatta con lo scaglione di 70-75.000 euro. Si sente dire che, in questo modo, si colpisce il ceto medio. Non si dice quale sia il reddito medio ? magari fosse a quello livello! – ma, con sicumera, si afferma che, in questo modo, si perderanno le elezioni. Si confondono ceti e redditi medi. Si ignora volutamente che la misura riguarderà l?1,59% delle famiglie secondo le statistiche dei redditi dichiarati. E? certamente ingiusto che chi già paga continui a pagare o subisca degli aggravi al margine mentre altri in fatto molto più ricchi avranno dei leggeri sgravi sui loro redditi dichiarati. E? il nodo fondamentale della perequazione in Italia che funziona in modo perverso sino a quando non sarà affrontata sul serio e avviata a soluzione la questione della lotta all?evasione. Non è una manovra perfettamente equa. A bocce ferme, non è caratterizzata da grosse iniquità e probabilmente si potrà fare di meglio in un futuro non troppo lontano.

Sappiamo che la lotta contro l?evasione è inevitabilmente una lotta che ha bisogno di tempi abbastanza lunghi per via dell?impreparazione dell?Agenzia delle entrate e delle contraddizioni e limiti nella strategia dei controlli. Ma se ci si preoccupa dei redditi dell?1,59% dei contribuenti, che cosa dovremmo dire e soprattutto fare per i milioni di contribuenti e di famiglie (la stragrande maggioranza) che guadagna 15-20.000 euro all?anno? Che cosa dovremmo dire degli aiuti alle imprese che operano nel Mezzogiorno? Spero che il governo si renda conto che non è con la cancellazione del Ponte sullo Stretto di Messina e con qualche punto in più di riduzione del cuneo fiscale che si risolve la questione meridionale. C?è o non c?è un drammatico problema di disoccupazione nel Mezzogiorno dove si colloca al livello doppio rispetto al tasso nazionale?
Come si spiega che la voce dei disoccupati meridionali, dei lavoratori impiegati nel sommerso, di quelli che guadagnano un salario inferiore della metà di quelli del Centro-Nord non arriva alle radio e alle televisioni? Siamo sicuri che i loro interessi siano adeguatamente rappresentati?

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