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Archivio Marzo 2007

Il tedioso dibattito sul sistema elettorale.

6 Marzo 2007 1 commento

Il confronto politico sul sistema elettorale è tedioso, ipocrita, retorico. Trascura due verità fondamentali: il disprezzo della democrazia da parte di molti esponenti di tutti i partiti e il vizio tipicamente italiano di cui dirò dopo.

Il primo. Se i risultati elettorali non ci hanno dato ragione, ovviamente non ci piacciono. Fin qui, no problem. Ognuno ha le sue opinioni e può pensare quello che vuole, che la sua opinione sia quella migliore, quella che avrebbe dovuto raccogliere il maggio numero di consensi. In Italia, tutti, a destra come a sinistra, a fronte di un risultato elettorale insoddisfacente, tendono ad assolversi e a pensare che il mancato successo elettorale sia dovuto al sistema elettorale. Non pensano che magari non hanno trasmesso bene il loro messaggio, non l?hanno saputo spiegare agli elettori, non hanno adottato il programma elettorale più idoneo a raccogliere le preferenze della gente, ecc.. Pensano invece che lo strumento elettorale li ha danneggiati e così arrivano alla tipica soluzione semplificata ? seconda menzogna ? che bisogna introdurre una nuova legge elettorale che contemperi il massimo di rappresentatività, la semplificazione del sistema, la stabilità del governo e, magari, la governabilità del paese. Si tratta di un cliché che si ripete nei campi più disparati dell?intervento pubblico. Una riforma non funziona? Facciamo la riforma della riforma magari senza avere capito bene perché la riforma non ha funzionato. Perché è stata concepita male, perché non è stata applicata, perché è stata applicata solo in alcune parti, ecc.

Tornando al sistema elettorale, solo per esemplificare, Casini propone il sistema tedesco con lo sbarramento al 5%. D?Alema risponde che preferisce l?uninominale francese a doppio turno. Il primo sottace che neanche il sistema proporzionale tedesco non funziona sempre e comunque. Anch?esso può dare luogo a situazioni di stallo come nel 2006 con i due principali partiti in quasi parità di deputati. I tedeschi, a quanto mi risulta, non hanno pensato di riformare il sistema o di tornare immediatamente alle elezioni. I socialdemocratici non hanno accusato il partito della Merkel di brogli elettorali. Hanno preso atto del risultato ed avendo escluso in campagna elettorale che potessero governare gli uni con La Fontaine e gli altri con il partito liberale, da persone serie decidono di governare insieme e cercare di risolvere i problemi del paese.
D?Alema sottace che il sistema francese, con o senza le primarie, può eliminare la nomenclatura, i vecchi tromboni, della politica che sarebbero costretti a scendere in campo a cercare i consensi nel primo e nel secondo turno. Con le primarie Ségolène Royal ha disperso le ambizioni di tutti i vecchi boss del partito socialista e si è posta come l?alternativa a Sarkozy. Non credo che in Italia dove anche nella politica impera la gerontocrazia il nominale a doppio turno sia desiderato sinceramente da alcun leader politico di sinistra o di destra.

In Italia le incongruenze non finiscono qui. Abbiamo un terzo ineffabile personaggio: l?attuale sindaco di Roma Walter Veltroni. Già dall?agosto scorso si è detto sostenitore di una proposta elettorale singolare e al limite del paradosso. Consapevole che un sistema elettorale non può risolvere tutti i problemi, vuole non solo un sistema elettorale ma anche una riforma costituzionale che assicuri la stabilità del governo ininterrottamente per cinque anni. Riprende la proposta del Sindaco d?Italia, a suo tempo lanciata da Mario Segni, ossia, vuole, che gli elettori scelgano in maniera chiara e netta un leader, un programma, ed una sicura maggioranza che non gli crei problemi in Parlamento. A partire dall?agosto scorso quando a Cortina Incontra ha esplicitato questa sua posizione, il super Sindaco di Roma la propala in ogni occasione: in occasione delle votazioni della Legge finanziaria, prima e dopo la crisi del Governo Prodi, nella presentazione della mozione Fassino per il partito democratico, ecc.. Prima ancora ? durante la campagna elettorale per il secondo mandato – aveva fatto sapere che se fosse realizzata una proposta del genere, bontà sua, sarebbe disposto a rinunciare all?idea di ritirarsi in Africa per occuparsi dei gravi e tragici problemi di quel Continente. Successivamente ha fatto anche sapere che una tale riforma sarebbe la premessa necessaria per una sua eventuale accettazione della guida del costituendo Partito democratico. Anche il super Sindaco di Roma sottace però, che il progetto che sta portando avanti ? per la verità inascoltato dai suoi stessi compagni di partito ? è esattamente quello che Berlusconi, forte di un?ampia maggioranza , aveva fatto approvare nella legislatura scorsa a colpi di stretta maggioranza. Per via di tale comportamento Berlusconi è stato accusato, non senza fondamento, di deriva plebiscitaria e autoritaria. Per tale motivo, tutta l?Unione fu unanime a chiedere il referendum confermativo ed il 22-23 giugno 2006 la riforma costituzionale di Berlusconi non fu confermata. Mi sembra quindi paradossale che il super Sindaco di Roma provi a rilanciare un modello di governance già bocciato dal popolo. Forse che un premier autocrate di sinistra è migliore di uno di destra? Se il progetto del Sindaco d?Italia è già stato bocciato, non si dovrebbe pensare a rivedere la legge per l?elezione diretta del sindaco per lo meno nelle grandi città? Non bisognerebbe pensare a rivedere anche la legge per l?elezione diretta dei presidenti delle giunte regionali e delle province? È giusto e/o opportuno che il governo della Lombardia, una regione più ricca e popolata di tutta la Svezia, sia consegnata nelle mani di un singolo uomo? Qualcuno per la verità lo sta facendo ma sarà difficile superare le resistenze del potente partito dei governatori e dei sindaci irresponsabili.

Sarebbe interessante potere chiedere a Veltroni come ha votato in occasione del referendum del 25-26 giugno 2006. Inoltre sarebbe interessante che spiegasse non solo a noi ma anche alla sua larga base elettorale come mai si batte per il superamento del divieto per il terzo mandato per i sindaci se veramente ha a cuore le urgenze e le priorità dei poveri africani. Sarebbe interessante se rispondesse anche alle seguenti domande. Qual?è la bontà della legge elettorale per il Sindaco se anche nelle grandi città essa concentra tutti i poteri in testa ad una sola persona e può mandare a casa il consiglio comunale se questo dovesse proporre e approvare una mozione di sfiducia?
Quale decentramento è stato fatto a Roma se i consigli dei vari municipi non hanno alcun potere decisionale effettivo né risorse per fare alcunché? se sono ridotti a mere macchine per la raccolta del consenso? Che democrazia è quella teorizzata dal super Sindaco di Roma che chiama in causa gli elettori una volta sola ogni cinque anni e poi non li coinvolge in nessuna decisione tra una elezione e l?altra?

La morale della favola è che non c?è un sistema elettorale perfetto come hanno dimostrato tanti matematici ed economisti. Ogni sistema ha i suoi pregi e i suoi difetti. Gli uomini, ancor più numerosi, accumulano un quantità ben maggiore di difetti anche di sensibilità democratica. Spesso essi si nascondono dietro i difetti degli strumenti tecnici per perseguire le loro propensioni autocratiche e di non cooperazione con gli altri.

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