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Archivio Giugno 2007

La Pastorale e le modifiche al codice della strada.

Ogni anno, nel mondo si registrano 1,2 milioni di morti e 50 milioni di feriti. Nella Unione europea 40.000 morti e 1,7 milioni di feriti. In Italia 8.000 morti e 300 mila feriti. Se ragioniamo in termini percentuali, quella dell’Italia (0,014%) si colloca a metà strada tra quella mondiale (0,020%) e quella europea (0,009%). La Chiesa cita i dati vecchi del World Report on road traffic injury prevention, curato dalla Banca Mondiale e dell’Organizzazione mondiale della sanità (Ginevra, 2004) ma non per questo i problemi posti sono meno gravi. Il 90% degli incidenti sarebbe dovuto al fattore umano. Si tratta di una vera strage e davanti a tanto sangue versato sulle strade arrivano molto opportuni gli Orientamenti della Chiesa cattolica per una Pastorale della Strada presentati in Vaticano il 19.06.2007. Un documento pregevole che cerca di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e dei legislatori su tale gravissimo problema.

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E se fosse l’inizio di una vera rivolta fiscale!

Lunedì 4 giugno il capo di Forza Italia e della CdL Berlusconi minaccia lo sciopero fiscale. Martedì 5 ritratta almeno in parte. Mercoledì 6 la maggioranza supera la difficile prova al senato. Tutti gli odg dell’opposizione sono respinti. Il Ministro dell’economia e delle finanze TPS difende l’operato del suo vice Vincenzo Visco e critica pesantemente il comportamento del Comandante generale della GdF Roberto Speciale definendo inqualificabili alcuni suoi comportamenti e evocando l’idea che il Comando generale si sia, in qualche modo, atteggiato a corpo separato dello Stato. Giovedì 7 il vice-premier Rutelli, a sorpresa, si fa portavoce delle lamentele del popolo delle partite IVA, in particolare del Nord Est, che mal sopporta l’aumento dei ricavi, da dichiarare con l’adesione agli studi di settore, concordato a suo tempo con Visco, Bersani e il sottosegretario Lettieri (Margherita) (vedi mio blog del 18 dicembre). La tregua è finita. Ma questa volta l’ascia di guerra l’hanno dissotterrata le categorie all’interno delle quali si annidano molti evasori: Casartigiani, CNA, Confartiganato, Confcommercio e Confesercenti. La tregua è durata appena sei mesi. Che cosa è successo? Ce lo spiega il documento unitario che le suddette categorie hanno reso noto venerdì 8 laddove, in tutta sintesi, si dice che il Vice-ministro non avrebbe rispettato gli impegni presi soprattutto in termini di concertazione su i nuovi parametri di normalità. Le categorie inoltre paventano che l’Agenzia possa procedere ad accertamenti automatici a carico di quanti non aderiscono agli SdS o in qualche modo non appaiono rispettare i parametri di normalità. Anche il Ministro dell’economia e delle finanze Tommaso Padoa Schioppa, nel vano tentativo di calmare le acque, è costretto a dire che i tempi sono maturi per ridurre la pressione tributaria. Lo stesso giorno l’Agenzia delle entrate pubblica, come dire, a tamburo battente, una lunga nota che annuncia cambiamenti e promette la semplificazione, ossia, un trattamento forfetario per i soggetti marginali. L’AdE spiega inutilmente che la metodologia dei controlli attraverso gli studi di settore non implica accertamenti automatici di massa. La battaglia contro Visco, incoraggiata anche da settori della maggioranza, continua incessantemente. La frittata è fatta. L’accordo illegittimo del 14 dicembre 2006 è ormai carta straccia. E’ stato denunciato dalle controparti del governo. Quelle che non avevano sottoscritto alcun impegno e che ora non vogliono pagare l’acconto sui nuovi ricavi. Quello che è successo la settimana scorsa e continua a succedere in questi giorni e verosimilmente accadrà nel prossimo futuro è la ennesima dimostrazione che la strategia di contrasto dell’evasione fiscale non è quella adeguata. L’ennesima dimostrazione che l’accertamento e le sue metodologie non possono essere gestite a livello politico. Un’altra osservazione che viene spontanea a questo riguardo è: qualunque sia la bontà della strategia, essa non può avere successo se la classe politica nel suo insieme non la condivide. Se non la smette di farsi concorrenza al rialzo, cioè, a chi promette di più, non c’è alcuna speranza. Ho già detto che il problema che abbiamo davanti è molto complesso e difficile, da un lato, perché quello dell’evasione fiscale non è altro che uno degli aspetti dell’illegalità dilagante in questo paese e, dall’altro, perché, in via pregiudiziale, richiede un ravvedimento di tutte le parti in causa. Implica un cambio di atteggiamento culturale e l’abbandono di posizioni insostenibili come quelle di chi promette sgravi e agevolazioni sulle tasse da pagare e, a un tempo, aumenti della spesa pubblica e di chi promette riduzioni delle tasse e, intanto, aumenta la spesa pubblica. La notizia del 12 giugno è ora quella secondo cui il governo arriverebbe, entro fine mese, a adottare un decreto legge per distribuire il c.d. tesoretto. Se così fosse, sarebbe una scelta incoerente e contraddittoria. Incoerente con le misure di risanamento dei conti pubblici fin qui adottate e contraddittoria con tutto quanto ha detto e fatto Tommaso Padoa Schioppa fin qui per contenere la bramosia di demagoghi e populisti di destra, di centro e di sinistra di distribuire soldi che in realtà non ci sono ancora o che, comunque, potrebbero non consolidarsi a fine anno. La notizia del 13 è che, secondo nuove stime dell’Ufficio studi dell’AdE, l’evasione della sola IVA ammonterebbe a 43 miliardi di euro, per una base imponibile occultata di 270 miliardi, pari al 19% del PIL. Sono stime che vanno prese con la dovuta cautela ma che, al momento, cercano di lanciare una controffensiva nei confronti di chi non accetta di dichiarare ricavi più congrui. Oggettivamente alcuni aumenti richiesti ad alcuni soggetti non congrui (50% del totale) sembrano spropositati. Vedi emblematicamente il caso degli autonoleggiatori che per adeguarsi alla normalità dovrebbero dichiarare un incremento del 142% dei loro ricavi. E’ possibile che non si capisca quanto sta succedendo nel Paese? Non si tratta di scaramucce. Si tratta di esercitazioni di guerriglia fiscale, che preparano una vera e propria rivolta. E non sottovaluterei la capacità che l’opposizione ha di assecondare una tale strategia in Parlamento e nel Paese. Non lo nasconde e lo dice apertamente. E sappiamo tutti che l’attuale capo dell’opposizione Berlusconi lo faceva nella precedente legislatura senza remore anche da Presidente del Consiglio dei ministri. La CGIA di Mestre, non ultima, si accinge a pilotare dei ricorsi davanti alle Commissioni tributarie per chiedere il rinvio della legge sugli studi di settore alla Corte Costituzionale. Mi pare chiaro che se si avanti così, la lotta all’evasione fiscale, come del resto, quella alla criminalità economica organizzata e alla corruzione non faranno un passo in avanti e i primi risultati in termini di risanamento dei conti pubblici rischiano di essere compromessi.