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Archivio Marzo 2011

Commento ad una nota di Corrado Ocone su Berlusconi.

 Secondo me, Berlusconi è un Pacaf, acronimo che sta per plutocrate, anarco-capitalista, affarista, farneticante. E’ plutocrate perché ha molti soldi e riesce a usarli  con successo perché in Italia, come in altri Paesi, c’è un ritorno al potere del denaro e della finanza (lecita ed illecita). Non si spiega così anche la grande crisi finanziaria ed economica 2007-11?

E’ anarco-capitalista perché lui non ha codici etici in generale né tanto meno si preoccupa di quelli che potrebbero riguardare l’economia e la finanza. Non l’ho mai sentito citare Max Weber, L’etica protestante e lo spirito del capitalismo.

E’ un affarista, venditore di tappeti (più correttamente, di spazi pubblicitari)  e la sua fortuna più recente, è costruita sulla TV commerciale potente mezzo di persuasione occulta e di costruzione di modelli di consumatori alienati.

Farneticante perché usa non solo la pubblicità ingannevole ma non si fa scrupolo alcuno di utilizzare la menzogna a fini di propaganda e disinformazione politica. Qualche anno fa, ebbe a dire che gli italiani sono come gli studenti delle scuole medie inferiori a cui puoi raccontare quello che vuoi e loro ti credono.

Dopo la caduta del Muro di Berlino e l’implosione dell’Unione sovietica, lui riesce a presentare come attuale il pericolo comunista e molti gli credono. Come dice J. Swift, nella sua analisi dell’Arte della menzogna, “il più grande dei bugiardi ha un popolo di creduloni”.

In questo, a torto o a ragione – secondo me a torto -, Berlusconi è stato un imprenditore politico di tipo schumpeteriano, ossia, innovatore ma che manda all’aria l’assetto e le regole preesistenti. Ma forse hanno ragione gli americani che informalmente lo hanno definito un clown.

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All’Italia

O patria mia, vedo le mura e gli archi

E le colonne e i simulacri e l’erme

Torri degli avi nostri,

Ma la gloria non vedo,

Non vedo il lauro e il ferro ond’eran carchi

I nostri padri antichi. Or fatta inerme,

Nuda la fronte e nudo il petto mostri.

Oimè quante ferite,

che lividor, che sangue! oh qual  ti veggio,

Formosissima donna! Io chiedo al cielo

E al mondo: dite dite;

Chi la ridusse a tale? E questo è peggio,

Che di catene ha carche ambe le braccia;

Sì che sparte le chiome e senza velo

Siede in terra negletta e sconsolata,

Nascondendo la faccia

Tra le ginocchia , e piange.

Piangi, che ben hai donde, Italia mia, ….

………………………………………

Giacomo Leopardi

Recanati, settembre 1818

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Crescita economica e welfare.

 C’è una scuola di pensiero secondo cui riducendo il welfare si può conseguire una maggiore crescita economica per  tutti. Un’altra scuola è quella secondo cui incrementando il welfare – in particolare l’assistenza e le pensioni minime – si stimolano i consumi e la crescita.

In Italia  il governo Berlusconi-Tremonti è riuscito a ridurre la crescita ed il welfare, alimentando la rendita fondiaria e mobiliare, incrementando la concentrazione del reddito e della ricchezza. Lo dimostrano i dati più recenti della Banca d’Italia secondo cui il 10% delle famiglie più ricche ha aumentato dal 40  al 45% il controllo della ricchezza del paese.

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Il paradosso di un milleproroghe che abroga una proroga.

3 Marzo 2011 2 commenti

Per la prima volta il Presidente della Repubblica ha rinviato al  governo il c.d. decreto milleproroghe.  Il governo lo ha “rivisto” in peggio a mezzo di un maxiemendamento approvato nottetempo. Vi ha aggiunto la fiducia e il decreto è stato approvato. Il milleproroghe,  come detto nel post dell’1.03.2011,  in realtà è una legge finanziaria vera e propria. Costituisce un trucco procedurale del governo per aggirare la sessione di bilancio e prendere in giro il parlamento, l’opinione pubblica e la Commissione europea.

E’  una finanziaria, ossia, un documento di politica economica e finanziaria che mira ad influenzare ex ante l’andamento delle variabili economiche e finanziarie dell’anno successivo. Questa   dovrebbe contenere provvedimenti di carattere strettamente economico, di prelievo, spesa, ecc.  E, infatti, il governo ci ha messo dentro provvedimenti di natura strettamente fiscale come la modifica del regime di tassazione degli incrementi di capitale, il contributo speciale a carico dello spettatore per l’ingresso al cinema, ecc.

Ma la rubrica del provvedimento è proroghe. E allora ci ha messo dentro un provvedimento importante di regolazione del mercato delle comunicazioni dove si evidenziano al massimo i problemi di conflitto d’interesse del Premier. Di che si tratta? Della   proroga  sino al 31 dicembre 2012 che era stata introdotta al Senato  dove il governo vanta una solida maggioranza.  Ma con il maxiemendamento sopracitato il governo ha messo fine agli indugi e ai pudori  abrogando la proroga al 2012 e, al suo posto, precedendo che la medesima possa essere prevista con un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri.  Si tratta di una delega senza criteri e per di più prevista in un decreto legge. Un vero pasticcio legislativo, di una gravità inaudita considerato che la delega viene conferita, in pratica, alla persona di Berlusconi che ha forti interessi delle sue aziende  nella materia. Se il governo omettesse di prolungare il divieto che scade a fine mese, in pratica,    consentirebbe a Mediaset di potere  acquistare nuove  partecipazioni  in  giornali. In vista di probabili elezioni politiche il potenziamento degli strumenti di stampa e propaganda a disposizione del Premier potrebbe essere utile per la conquista del consenso necessario a conservarsi al potere.

Si il Presidente dell’Autorità per le comunicazioni sia quello dell’autorità garante del mercato e della concorrenza si erano  pronunciati a favore di una proroga per legge del divieto di intreccio tra TV e giornali previsto dalla c.d. legge Gasparri del 2004.  Ma l’arroganza del potere di Berlusconi non indietreggia. In questi giorni ne abbiamo visto un altro esempio minore con l’assegnazione a Giuliano Ferrara della rubrica del  TG1 che era stata di Enzo Biagi, a suo tempo, giubilato dalla RAI proprio su pressione di Berlusconi. Dopo i servizi resi recentemente dal direttore del Foglio, non sorprende che lo si voglia “compensare”  bene con i soldi dei contribuenti e facendolo comparire su uno dei principali telegiornali del Paese.

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Berlusconi e la strategia di delegittimazione delle istituzioni.

1 Marzo 2011 1 commento

Se qualcuno ne avesse avuto dei dubbi, si sbagliava,  Berlusconi torna all’attacco della Presidenza della Repubblica cercando di delegittimarla come continua a delegittimare la magistratura, la pubblica amministrazione, la scuola e chiunque si pone di traverso rispetto al percorso che vorrebbe intraprendere.  Con uno stuolo di occhiuti  collaboratori il Presidente della Repubblica  gli impedisce di legiferare. Non pensa Berlusconi che il suo è un governo regionale, che le decisioni fondamentali di politica economica, finanziaria, di politica estera sono prese ormai quasi tutte a livello europeo e che, a partire da quest’anno, anche la sessione di bilancio va svolta contemporaneamente e in maniera coordinata a quelle  degli altri paesi europei. Il riferimento più immediato è evidentemente al rinvio del decreto legge c.d. milleproroghe. Ieri è stato il turno della Presidenza della Repubblica massima espressione dell’Unità del paese, arbitro del gioco delle istituzioni. Che significa arbitro? Che il gioco istituzionale deve svolgersi secondo le regole codificate nella Costituzione. Tra queste regole ci sono quelle delicatissime sul processo legislativo. E’ noto che nello stato di diritto la funzione legislativa spetta al Parlamento ma al presidente del Consiglio questo non piace e fa di tutto per appropriarsi di funzioni che non sono sue cercando di ridurre il Parlamento ad una mera funzione notarile. La presidenza del consiglio che egemonizza l’iniziativa legislativa vara le leggi in consiglio dei ministri, li porta in Parlamento e li vuole approvate senza lungaggini e oziose discussioni. Per questo motivo tende a ricorrere alla decretazione di urgenza in casi straordinari ex art. 77 Cost. Ma il Presidente della Repubblica autorizza la presentazione dei disegni di legge ed emana i decreti leggi del governo. E’ corretto che li legga e faccia eventuali osservazioni.

Ora una delle leggi fondamentali del Parlamento è quella di bilancio. La funzione originaria del Parlamento  è quella di controllare le spese del governo e di approvare le imposte che finanziano le spese. Per non andare troppo indietro vediamo che cosa a fatto il governo  negli ultimi tre anni. Ha svuotato totalmente la legge finanziaria (ora rinominata legge di stabilità) con una manovra d’estate (a giugno) quando di norma si deve approvare il bilancio di assestamento e la Corte dei Conti presenta il rendiconto sull’anno precedente. Con la manovra d’estate approvata con decreto il governo ha svuotato la legge di stabilità per l’analisi e discussione della quale è tuttora prevista un’apposita sessione di bilancio dopo la presentazione della relazione previsionale e programmatica e della legge finanziaria (di stabilità) a fine settembre. Il ministro dell’economia e delle finanze Tremonti, presunto maverick del governo dell’economia e delle finanze pubbliche, in questi anni, ha menato grande vanto per avere messo in sicurezza i conti pubblici e per avere evitato l’assalto alla diligenza, ossia,  la previsione di una serie di provvedimenti minori che prevedono sconti e agevolazioni da un lato, prelievi e regole dall’altro. Svuotata o anticipata dal decreto d’estate, la legge di stabilità viene stancamente e noiosamente  analizzata dalle commissioni e dalle aule parlamentari. Viene approvata prima di Natale, sapendo che altri significativi provvedimenti verranno messi nel decreto milleproroghe che viene varato tra Natale e Capodanno. È un imbroglio, una presa in giro del Parlamento e dell’opinione pubblica perché non si capisce come risorse che non erano disponibili 2-3 settimane prima per metterle nella legge di stabilità poi compaiano d’improvviso per essere spese con il decreto milleproroghe.   Anche nella stampa finanziaria specializzata ho letto non di rado elogi al Tremonti per avere evitato l’assalto alla diligenza, ma di nuovo si tratta di un inganno perché le lobby hanno gioco più facile ad ottenere favori e agevolazioni nelle stanze del ministro o della Presidenza del consiglio dei ministri piuttosto che davanti alle Commissioni parlamentari alla presenza delle opposizioni. È vero che in questa sede nel passato si verificava lo scambio di voti per cui anche l’opposizione otteneva favori e protezioni ma il metodo attuale è, a mio giudizio, peggiore, perché taglia fuori le commissioni parlamentari e le aule con il voto di fiducia. A volte il governo recita a soggetto e dichiara di non conoscere neanche la mano invisibile che nottetempo ha introdotto questo o quel comma a favore di questa o quella lobby. Negli ultimi tre anni il governo ha stracciato non solo le vecchie procedure di bilancio ma anche quelle che ha introdotto esso stesso.  Tutto questo è incostituzionale.

L’attacco alla Presidenza della Repubblica  non può essere considerato un incidente di percorso. Rientra nella sua strategia di riforma istituzionale non di rafforzamento dei poteri del Presidente del Consiglio che, in qualche modo, nel recente passato, era ricercata anche da autorevoli esponenti del Centro-sinistra – anche loro innamorati  del leaderismo e della personalizzazione della politica – ma del rilancio della riforma costituzionale portata a termine sul terreno parlamentare nel 2005 e poi bocciata dal referendum popolare del 2006. Ricordo il modello di governo che detta riforma aveva fatto proprio: “un uomo solo al comando”. Un leader, un programma, una maggioranza garantita in Parlamento. Ricordiamoci che la legge elettorale di Calderoli è anche essa di quel periodo (dicembre 2005) e, in qualche modo, completava  il disegno autoritario di Berlusconi, consentendo la nomina dei parlamentari e, quindi, un Parlamento addomesticato.

Che il Centro-sinistra fosse sostanzialmente d’accordo sulla legge elettorale è provato dal fatto che nei due tormentati anni dell’ultimo governo Prodi la riforma della legge elettorale non è stata posta all’ordine del giorno. Scritti e discorsi dell’allora segretario del partito  democratico Veltroni e dei suoi consiglieri giuridici convergevano su un modello di governo molto simile se non proprio uguale.  In quel modello e nella riforma costituzionale approvata dal Centro-destra non c’era e non c’è la esplicita abrogazione della Presidenza della Repubblica o il passaggio sostanziale alla forma  di Repubblica presidenziale ma c’era il sostanziale svuotamento dei poteri di controllo e garanzia del Presidente della Repubblica come previsti negli artt. 87-89 Cost..

Teniamo conto che storicamente  chi delegittima le altre istituzioni mira ad uno sbocco autoritario. Anche Giulio Cesare non apprezzava le manovre del Senato romano, cercò di abolire la Repubblica ma fu assassinato da Bruto e Cassio. Probabilmente Berlusconi non si rende conto che gli avvenimenti che si stanno svolgendo sulla sponda Sud del Mediterraneo vanno in tutt’altra direzione. Due dei suoi compari sono già caduti e un terzo ha i giorni contati. Probabilmente lui pensa che detti avvenimenti  non lo riguardino. Persiste nella sua deriva autoritaria perché la  sua sarebbe semmai una dittatura più soft. Ma la sostanza è la stessa e sulle sponde del Mediterraneo soffia un nuovo vento.

Recita il primo comma dell’art. 87  Cost. che “il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale”. Nel 150mo anniversario dell’Unità le sparate di Berlusconi si qualificano per quelle che sono: farneticazioni di un uomo quanto mai prossimo alla sua lenta fine politica.

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