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Archivio Agosto 2013

La nomina di quattro nuovi Senatori a vita

Il Presidente della Repubblica ha nominato ieri quattro nuovi senatori a vita. Niente da dire sulle personalità scelte. Si tratta di persone di qualità di livello mondiale, certamente meritevoli. La mia obiezione è di opportunità in una fase politica di estrema incertezza nella quale però si vocifera di riforme costituzionali mirate a semplificare l’assetto istituzionale della Repubblica e a ridurre i costi della politica. Se si prendessero sul serio questi obiettivi bisognerebbe considerare che il Senato è destinato a scomparire o, in subordine, andare incontro ad una profonda trasformazione. Per volontà dello stesso Presidente Napolitano e del governo Letta una Commissione di saggi sta lavorando all’elaborazione di riforme costituzionali. Si prevede anche una trasformazione del Senato in senso federale ed una riduzione del numero dei parlamentari. Si tratta di riforma, inutile e contraddittoria rispetto agli obiettivi annunciati, che non tiene conto del probabile assetto costituzionale che prima o poi inevitabilmente bisognerà stabilire a livello europeo. Tale assetto non potrà non essere che di tipo federale. In un sistema di questo tipo gli attuali Paesi membri sono destinati a diventare entità federate o governi sub-centrali alla stregua delle attuali regioni. Negli USA e in altri Paesi federali, gli Stati federati non hanno una seconda Camera né un Presidente della Repubblica. Come nel 2001, quando è stato riformato il Titolo V della Costituzione non si è tenuto conto dei lavori della Convenzione europea. Rischiamo di fare lo stesso errore. L’Italia pensa di fare una riforma costituzionale di corto respiro. Non è un caso che la Commissione di cui sopra pensa di modificare innanzitutto l’art. 138 Cost per rendere più semplice la procedura di revisione costituzionale e, magari, renderla disponibile alla maggioranza di turno. . Forse la mia previsione circa l’evoluzione del processo di integrazione europea è alquanto visionaria ma quelli che la ignorano o non ne tengono conto, implicitamente, assumono che la costruzione europea si arresti per via dell’euro, delle contraddizioni e debolezze dell’attuale assetto istituzionale e della pochezza dell’attuale classe politica europea indecisa a tutto.

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Una svolta storica nella lotta all’evasione fiscale?

La Suprema Corte di Cassazione ha confermato ieri la sentenza della Corte di appello di Milano che aveva condannato Berlusconi per frode fiscale. Ha respinto i ricorsi dello stesso Sen. Berlusconi, di due dirigenti di sue imprese e di un altro produttore ed operatore del settore cinematografico. Ha rinviato ai giudici di merito solo la questione della determinazione delle pene accessorie (l’interdizione dai pubblici uffici) per Berlusconi perché i giudici di merito applichino l’art. 12 del D. Lgs. n. 74 del 2000 che prevede pene più miti rispetto a quelle del codice penale. Ricordo che, nel 2000, la revisione ed edulcorazione della legge manette agli evasori fu iniziativa del governo di centro-sinistra con Vincenzo Visco al ministero delle finanze. È storica la sentenza della Corte di appello di Milano ed è storica la sentenza della Corte di Cassazione che la conferma nei suoi principali punti. Essa potrebbe divenire un punto di svolta fondamentale nella lotta all’evasione e all’elusione fiscale. Quest’ultima ora ridefinita con termine meno comprensibile ai non addetti ai lavori come abuso di diritto. Sull’argomento c’è una letteratura sterminata. Ma negli Stati Uniti la questione fu risolta in termini semplici e pratici in occasione della storica riforma tributaria bipartisan del 1986 con la c.d. alternative minimum tax. Puoi detrarre tutto quello che è previsto dalla legge ma il tuo debito di imposta non può scendere al disotto di un dato livello minimo.
Qui vorrei spiegare in parole semplici il significato di abuso del diritto. Significa che io sto utilizzando in maniera smodata le previsioni di legge che discendono dal diritto fondamentale di scegliere la forma societaria con cui svolgere la mia attività imprenditoriale e che utilizzo tutte le previsioni annesse e connesse che mi consentono di ridurre il carico di imposta senza limiti addirittura trasformando i profitti in perdite. Alcuni esperti chiamano queste operazioni: pianificazione fiscale. Naturalmente posso scegliere anche la sede legale di queste società a seconda delle agevolazioni e riduzioni che diversi Stati membri e non membri dell’Unione europea mi offrono. Alcuni di questi Stati sono i c.d. paradisi fiscali che in cambio di imposte fisse mi consentono agevolazioni particolarmente favorevoli e garanzie di riservatezza. Se l’imposta sulle società è molto alta in Italia posso scegliere di creare una società in Irlanda o in Olanda dove le aliquote sono meno della metà di quelle italiane e così realizzo un forte risparmio di imposta. Le grandi società italiane che operano a livello globale hanno decine di società c.d. off-shore che consentono loro di ridurre le imposte da pagare in Italia ed accumulare scorte di capitali per pagare tangenti e commissioni nell’anonimato. Mediaset utilizzava queste società per gonfiare i costi di acquisizione di film, serials che utilizza in Italia nei suoi canali televisivi o nella sua rete di distribuzione di film. Le società off-shore sono in molti casi mere interposizioni fittizie che non svolgono alcuna operazione reale neanche di confezione dei prodotti acquistati e rivenduti. Sono in qualche modo analoghe alle c.d. cartiere che emettono fatture per operazioni inesistenti. Formalmente le società e le operazioni contabili sono “vere” ma, nella sostanza, servono solo allo scopo di pagare meno imposte ed esportare capitali all’estero in maniera largamente illegale. Organizzato su larga scala questo schema identifica la frode fiscale, alias, elusione, alias, evasione fiscale. Quindi mi sembra molto ardita la tesi degli avvocati della difesa di Berlusconi secondo cui non c’era reato. Basti ricordare che negli ultimi tempi il fisco americano e di alcuni paesi interessati stanno perseguendo giganti informatici come Google e Facebok per le imposte evase-eluse. Basti ricordare gli impegni inconcludenti fin qui assunti da organismi informali come il G-20 sul rilancio della lotta all’evasione sul piano globale.
Recentemente parlando all’assemblea di Equitalia il Presidente Letta ha avuto modo di dire che istruirà l’Agenzia delle Entrate perché vada a scovare l’evasione fiscale dovunque si trovi. Ma sono belle parole e proclami perché sul piano interno si fa ben poco per fare una seria lotta all’evasione fiscale se sui 800 miliardi di cartelle emesse negli ultimi 13 anni si sono riscossi solo 69 miliardi. E se ogni anno la stessa Agenzia conferma l’evasione fiscale nell’ordine dei 120-30 miliardi all’anno.
Dal 1982 esiste la c.d. legge n. 516/1982 manette agli evasori sono scattate una serie di denunce penali che hanno intasato di fascicoli le Procure della Repubblica e che, nella quasi totalità, si sono concluse con l’archiviazione. A memoria mia ricordo solo alcuni casi di arresto. Dopo la riforma del 2000 mi risulta che pochi contribuenti siano stati arrestati per evasione e/o elusione fiscale proprio per il modo astruso e bizantino in cui è costruita la legge. In questo senso la sentenza della Cassazione segna una possibile svolta non del legislatore ma della magistratura dando un contenuto operativo alla legge. Il paradosso è che ora la vittima è un ex Presidente del Consiglio che, in diverse occasioni anche ufficiali, aveva sostenuto la legittimità dell’evasione a fronte di aliquote elevate confondendo la legittimità con la convenienza. È un paradosso che la legge sulla ineleggibilità ed anti-corruzione sia applicata al capo di un partito che sosteneva il Governo Monti.
Se Berlusconi è uno dei pochi azionisti di riferimento condannati in sede penale per elusione fiscale e se la svolta della magistratura si consoliderà, bisogna sapere che molti manager di grandi imprese rischiano il carcere. Temo perciò che Berlusconi scatenerà una vera e propria guerra mediatica per modificare la legge a suo favore e, per tali motivi, vorrà restare al governo e nella maggioranza per influenzare direttamente il processo legislativo. Temo che dietro a lui si muoveranno forze oscure quanto potenti per aiutarlo allo scopo. Spero che le forze seriamente impegnate a perseguire la giustizia tributaria e sociale in questo Paese sapranno opporre la necessaria resistenza.

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