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Archivio 7 Ottobre 2017

Ponzio Pilato a Strasburgo

Sul caso Catalogna, ieri, c’è stato un dibattito non vibrante al Parlamento europeo. Non c’è stata una condanna esplicita delle violenze della polizia sui catalani che volevano votare al referendum non ammesso dal governo di Madrid e dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale spagnola. Il Parlamento europeo, attraverso il suo Presidente Antonio Tajani, ha detto tre cose: a) la violenza non è piaciuta a nessuno; b) ha fatto appello a tutti affinché riprendano la via del dialogo sereno ed approfondito; c) ha invitato le due parti a non prendere iniziative unilaterali. Va apprezzato che il Parlamento europeo abbia rotto il silenzio rispetto alle altre istituzioni europee a partire dalla Presidenza della Commissione europea per la quale è intervenuto il primo vice-presidente Frans Timmermans. Questi, definita l’Unione una Comunità di valori legali, di diritto (non Stato di diritto), in buona sostanza, si è schierato con il governo di Madrid. Ha detto che nello Stato di diritto si devono rispettare le procedure previste dalla legge, ci può essere un uso proporzionale della forza per farle rispettare, che il referendum indetto dal governo della Catalogna non era costituzionale e che il problema è una questione interna della Spagna. In buona sostanza, si è schierato con il governo di Madrid implicitamente censurando l’uso non proporzionale della forza pubblica. Timmermans e cosi gli altri interventi dei capi gruppo dei partiti europei e dello stesso Presidente Tajani non hanno toccato il merito del problema che, secondo me, è quello dell’Europa delle Regioni, ossia, dell’assetto centralizzato o decentralizzato non solo dell’Unione ma anche dei suoi Paesi membri. Non a caso i Trattati prevedono per tutte le misure legislative un parere del Comitato delle Regioni e del Comitato economico e sociale. Per me, questo significa che nei Trattati è tracciato un approdo finale verso un assetto istituzionale decentralizzato dell’UE ma, probabilmente, Timmermans ha sorvolato per non irritare il governo di Madrid e non incoraggiare quello di Barcellona. E se l’Unione è una vera Unione e non una Confederazione che conferisce al centro solo compiti limitati, il discorso del Vice-presidente della Commissione su una questione così delicata è stato ellittico e forse anche pilatesco.
Attendiamo ora una pronuncia del Consiglio dell’Unione, alias, dei Capi di Stato e di governo. Può piacere o no – e a me non piace – è questa la istituzione, la sede politica che governa l’Europa e da questa sede mi aspetterei una pressione politica più forte sulle parti in causa perché trovino un accordo tenendo presente che non ci sono solo le costituzioni del Paesi membri ma c’è anche quella dell’Unione europea anche se degradata nel Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, alias, Trattato di Lisbona e c’è, non ultima, la Carta di Nizza. A mia conoscenza, non c’è alcun paese membro o il Presidente Tusk che abbia chiesto una convocazione urgente del Consiglio. E se così e se ci sarà una discussione in seno al Consiglio, essa arriverà con ritardo. Sappiamo anche che non pochi Paesi membri dell’UE sono in preda a rigurgiti nazionalisti e, probabilmente non vorranno stabilire un precedente che nel futuro potrebbe ritorcersi contro di loro. Per questi motivi ritengo improbabile un intervento più incisivo di quello del Parlamento europeo da parte del Consiglio. Ma un simile atteggiamento pilatesco, di certo, non gioverebbe al futuro dell’Unione.
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