Nel ventennale di Mani Pulite.
Il 17 u.s. è stato il ventennale di Mani Pulite e il giorno in cui Il Presidente della Repubblica tedesca Wulff si è dimesso spontaneamente alla sola notizia che la Procura di Hannover aveva iniziato ad indagare su di lui per episodi di corruzione perpetrati quando era Governatore della Bassa Sassonia. Inevitabile il confronto. A venti anni dall’arresto dell’ing. Mario Chiesa, non c’è stata alcuna rigenerazione morale degli italiani; soprattutto, non c’è stato alcun salto di qualità nel rapporto tra affari e politica. E’ una valutazione che accomuna, in un modo o nell’altro, tutti i commenti di politici, politologi, sociologi ed altri osservatori. Proprio venerdì, la Corte dei Conti confermava la sua stima sulla corruzione pubblica:60 miliardi. Il ddl sulla corruzione presentato dal precedente governo che nel 2008 aveva abrogato l’Autorità anti-corruzione dallo stesso creata nella legislatura 2001-2006, langue in Parlamento. L’attuale ministro della giustizia ha detto che la materia va attentamente approfondita. 60 miliardi di corruzione pubblica è un dato molto significativo, secondo me, anche se da maneggiare con cautela. E tuttavia se lo si somma a quello sull’evasione fiscale (120 miliardi), a quello dell’economia sommersa (270), a quello della contraffazione (di cui non ricordo stime recenti), a quello della corruzione privata, a quello dei reati contro il patrimonio, ci si avvicina pericolosamente ad un terzo dell’economia che affonda o galleggia nella illegalità e nell’attività criminale. Nei recenti Rapporti Svimez, si evidenzia anche una forte integrazione verticale e/o orizzontale tra economia illegale e quella legale – ovviamente non solo nel Mezzogiorno come tante indagini giornalistiche e giudiziarie dimostrano abbondantemente .
Spiegare bene come siamo arrivati a questo punto richiederebbe ben altro spazio. Qui vogliamo isolare tre cause principali: una di carattere generale e due più specifiche che hanno a che fare sempre con la qualità della legislazione. La prima causa è che buone e cattive leggi sono applicate male o per nulla, quando non si adottano leggi che invece di contrastare finiscono con il favorire certi fenomeni che, a parole, si dice di voler combattere. Vedi, ad esempio, il caso dell’interesse privato in atti d’ufficio (1997).
Una seconda causa ha a che fare con la politica dei controlli sulla efficienza e l’imparzialità della pubblica amministrazione. Proprio all’indomani di Mani Pulite, si approvano leggi elettorali per la elezione diretta deli Sindaci, dei Presidenti delle Province e delle Giunte regionali. Qualcuno mi chiederà cosa c’entrino le leggi elettorali per il governo locale con la corruzione. C’entrano e come. Quelle leggi concentrarono tutto il potere nei vertici di detti enti e si disse che ciò assicurava stabilità ed efficienza. Alla fine del mandato gli elettori avrebbero giudicato ed eventualmente sanzionato il comportamento degli amministratori che sono ben più numerosi dei mille parlamentari. Dette leggi elettorali hanno fortemente ridotto la capacità di controllo interno dei consigli comunali, provinciali e regionali. Parallelamente, in vista della riforma federalista, si smantellò l’impianto dei controlli esterni sulle attività dei Comuni, delle Province e delle Regioni. L’argomento era i controlli – in particolare quelli preventivi – minavano l’efficienza di tali enti. Tali misure furono portate avanti dal primo governo organico di centrosinistra in sostanziale accordo con l’opposizione. Nel 2000 viene “abrogata” o radicalmente ridimensionata la c.d. legge manette agli evasori. E questa la terza causa specifica a cui accennavo sopra. È vero che detta legge aveva funzionato male ma non si fece alcun approfondimento delle vere cause del malfunzionamento. Non faceva comodo a nessuno.
Nel 2001-02, per non essere da meno, il governo di Centrodestra aggiungeva prima la nuova legge sul falso in bilancio e, poi, un’orgia di condoni fiscali edilizi e di altro genere. Non sto parlando di segnali, ma di precise misure legislative che smantellano e/o allargano le maglie del sistema dei controlli. Proprio nella Relazione della Corte dei Conti il Procuratore Giampaolino ricordava che l’Agenzia delle Entrate non è riuscita ancora a riscuotere le rate successive alla prima di alcuni condoni del 2002. Ma non ciò non impedisce che molti commentatori si eccitino per alcuni blitz della stessa Agenzia sui frequentatori degli alberghi e ristoranti di Cortina o sui frequentatori dei night club di Milano e dintorni. Non sto sostenendo che non bisogna fare detti controlli che, in alcune circostanze, possono essere utili anche per combattere lo spaccio della droga ma non si tratta di misure risolutive e, non di rado, tali controlli sottraggono risorse a controlli ben più produttivi e fondati che potrebbero essere svolti fuori dai riflettori della ribalta mediatica. Non sono risolutive neanche le leggi che sistematicamente hanno portato le sanzioni a livelli stratosferici e che gli stessi uffici irrogano nel valore minimo.
La democrazia non vive senza trasparenza e senza controlli di ogni tipo. Noi abbiamo abrogato quelli amministrativi. Facciamo controlli fiscali di scarsa qualità ma anche quelli giudiziari non godono di buona salute dopo che per venti anni , i giudici (comunisti) sono stati sottoposti senza tregua ad una eversiva campagna di delegittimazione che non trova precedenti in nessuna democrazia contemporanea. E tuttavia abbiamo un problema anche a monte della fase di implementazione. Per fare buone leggi, serve la rigenerazione morale che oggi non possiamo attenderci dalla politica proprio per i motivi che abbiamo richiamato sopra né tanto meno da un governo tecnico semplicemente perché per esso è missione impossibile anche in ragione della durata prevista. Serve un’etica pubblica che, non solo in questa fase storica, è stata sempre evanescente e meno rigorosa che altrove. Siamo il Paese della Controriforma senza avere avuto mai la Riforma. Per una pura coincidenza, nel ventennale di Mani Pulite, il Presidente Wulff si dimette per comportamenti di cui il giudice tedesco accerterà la sanzionabilità sul terreno penale. Wulff si è dimesso sulla notizia che la Procura di Hannover si accingeva ad aprire un’inchiesta su di lui. In Italia non si dimette nessuno – è il commento più diffuso – e il Parlamento non di rado, rifiuta l’autorizzazione a procedere. In Italia, in non pochi casi, negli ultimi decenni, il Parlamento ha approvato provvedimenti che aiutano gli indagati a sfuggire al processo. Anche questi comportamenti misurano lo spread tra lo standard tedesco di etica pubblica e quello della Repubblica italiana.

