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		<title>Carlo Giannone su  Fiscal Compact  e Governance europea.</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 11:02:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enzorusso2020</dc:creator>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>	Il 30 gennaio scorso è stato definito a Bruxelles quello che è, per il momento, l’ultimo passo del travagliato cammino dell’integrazione europea. Il percorso del governo italiano, da pochi mesi sotto la guida del nuovo primo ministro Monti, appare singolarmente esemplificativo. Prima di provare ad esaminarne le ragioni, conviene  richiamare le principali caratteristiche del nuovo Accordo, il Treaty on Stability, Coordination and Governance in the Economic and Monetary Union, la cui bozza, elaborata il 31.01.2012, richiede l’approvazione di ognuno dei 25 Stati membri, con l’esclusione – volontaria – di Inghilterra e Repubblica ceca. Di specifico rilievo è l’applicazione della regola del pareggio di bilancio che stabilisce prefissati obiettivi di medio termine e un’agenda indicante la misura e la supposta data di convergenza, da aggiornare anche nei parametri, in base a una metodologia concordata per ognuno degli Stati interessati. Ancora più importanti sono gli aggiustamenti periodici, che vanno tarati su un’adeguata stima del “rischio paese”  rispetto ai dati di finanza pubblica esposti e incorporati nel Patto di stabilità e crescita ( S&amp;GP).<br />
In ispecie, il meccanismo correttivo del “Nuovo Patto di Stabilità e Crescita Revisionato” ha la finalità di eliminare, o per lo meno ridurre, gli scostamenti dall’obiettivo di  medio termine e  il TFEU dà alla Corte il potere di applicare una sanzione. Si fa cenno, poi, all’accordo tra Capi di Stato o di Governo dei membri di “Eurolandia” del 26/10/011, il cui fine era quello di migliorare la Governance dell’area, con la fissazione di due Vertici annuali, fatte salve le circostanze eccezionali, da tenersi dopo le riunioni del Consiglio o di altri incontri dei membri.<br />
 Per quanto attiene al nostro paese, i presupposti dell’attuale politica risalgono a circa due anni fa, quando la preoccupazione del passato governo, e di larga parte degli economisti, per le vicende del mercato era dominante; il quadro non sembra, invero, sostanzialmente mutato. Nel maggio 2010, l’allora consulente della Commissione UE Monti fece pervenire al Presidente Barroso un “Rapporto” che individuava nel Mercato Unico l’obiettivo europeo strategico fondamentale . I suggerimenti spaziavano dall’accoglimento integrale dei principi della “economia sociale di mercato” prevedendo un’estensione a settori prima esclusi, a forme di coordinamento e cooperazione.<br />
	Ci si può chiedere che cosa resta di tali raccomandazioni. Il Mercato Unico è ben lontano dall’essere completato; l’approccio seguito pervicacemente in sede europea, sotto la spinta di influenti paesi membri e con la sostanziale acquiescenza del nostro esecutivo, lascia adito a talune critiche di fondo; né, d’altronde, traspare un’ applicazione del ”liberismo delle regole”.<br />
Una prima riflessione induce a ritenere che, se fosse stata attuata la “Direttiva Bolkestein” nel 2006, forse le liberalizzazioni di cui si discute oggi, non sarebbero urgente materia di dibattito sociale. Si ricorda che la direttiva lasciava ai singoli Stati ampi poteri discrezionali, prevedeva meccanismi di decisione congiunta e, pur suscitando a sua volta vivaci polemiche, era stata recepita nell’ordinamento italiano con il D. Lgs. N. 59 del 26/3/2010.<br />
 	Alla vigilia della firma del Fiscal ComPact e del suo ineludibile impatto sull’economia europea nel suo complesso, mi permetto di suggerire alcuni spunti di valutazione:<br />
1)In primo luogo, la crisi attuale rispecchia, secondo molti autorevoli commentatori,  una carenza di domanda . E, poiché il modo migliore di affrontarne una, resta quello di comprenderne le cause, sembra indubbio che anche quella presente non sia un “cigno nero” e richiedeva interventi propri della politica di bilancio, ossia tagli di imposte e iniezioni di spesa pubblica, anche uniti a manovre di adeguamento della Banca centrale. Purtroppo, l’opposto delle linee finora seguite;<br />
2)In secondo luogo, il Fiscal Compact è un’evoluzione del Six-Pact e simili: l’estensione di norme e regole di bilancio a tutti i paesi non sembra proficua, né lo sono il coinvolgimento della Corte di Giustizia e l’adozione di un’identica regola di pareggio, di per sé non sufficiente. Inoltre,  mentre secondo il TFUE la funzione di stabilizzazione e crescita resta una competenza del livello sub-centrale, l’Accordo la riduce a minimo.<br />
3) E’ infine da sottolineare il contributo di Amato , il quale sostiene che le clausole restrittive imposte all’eurozona – pareggio di bilancio e riduzione in un ventennio dell’eccedenza del rapporto debito Pil rispetto al valore del 60% &#8211; implicano che, mantenendo l’avanzo primario fino al 2014, il secondo vincolo sarebbe soddisfatto automaticamente, solo nell’ipotesi di una crescita nominale del Pil del 2-2.5%, una finalità  desiderabile quanto ardua da realizzare . Amato menziona  da un lato il pericolo di 2-3 “gironi” concentrici dall’altro le opportunità che uno schema flessibile di c.d. geometria variabile può offrire.<br />
Un ultimo aspetto preoccupante per l’Unione &#8211; su cui ci si limita a poche righe – riguarda, infatti, l’inesistenza di un unico livello di integrazione. Il mito del Mercato Unico non può restare indefinitamente tale. Occorre che sia ripreso con più coraggio di quanto attualmente sia dato riscontrare, nei diversi governi nazionali, il processo di integrazione politica dell’Unione. 	Poiché, i membri di un Mercato Comune si trovano in una posizione analoga a quella di un piccolo paese, ne deriva che il federalismo e il free trade sono entrambi utilizzabili, nella misura in cui rafforzano le capacità dei governi di cogliere l’opportunità di impedire abusi verso i cittadini. In assenza di altre vie percorribili, quali la chiusura delle frontiere ai beni e servizi esterni o la svalutazione di una moneta, i governi nazionali scoprono che il comune ricorso per obiettivi (re)distributivi alle tradizionali manovre di spesa e di tassazione, o di regolamentare le attività degli agenti economici, diviene irrealizzabile, causando l’uscita dei capitali; i cittadini, se vittime di soprusi, possono “votare coi piedi”. Esiste, quindi, un’analogia tra i concetti di “libero scambio” e quello di “federalizzazione”, inteso come un processo-contropartita del mercato, che istituzionalizza la concorrenza tra gli enti di governo. In questo senso, nonostante i problemi da affrontare, andrebbe ripensato un futuro governo multilivello. Sebbene non sia certo il tempo più propizio per far rifiorire l’ideale di un’Europa (con)federata, si auspica l’elaborazione di un programma di strumenti perequativi efficaci, onde evitare i disastri di singoli paesi.<br />
In particolare, uno schema di equalization grants è altamente da suggerire, in una probabile Unione “a più velocità”. Quello che l’Italia e gli altri membri vanno ad affrontare è precisamente un “Patto”, dove l’azione rischia di  esaurirsi in un tacito passivo assenso, senza alcuna contropartita; la scelta di incorporare un elemento di equità distributiva è fondamentale.<br />
Per concludere, l’Italia non dovrebbe firmare o accettare le regole draconiane del Fiscal Compact senza contestuali e sostanziali modifiche al bilancio europeo, richiedendo almeno la previsione di schemi di trasferimenti per la stabilizzazione delle aree in difficoltà. </p>
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		<title>Nel ventennale di Mani Pulite.</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 14:01:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enzorusso2020</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 17 u.s. è stato il ventennale di Mani Pulite e il giorno in cui Il Presidente della Repubblica tedesca Wulff si è dimesso spontaneamente alla sola notizia che la Procura di Hannover aveva iniziato ad indagare su di lui per episodi di corruzione perpetrati quando era Governatore della Bassa Sassonia. Inevitabile il confronto. A [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 17 u.s. è stato il ventennale di Mani Pulite e il giorno in cui Il Presidente della Repubblica tedesca Wulff si è dimesso spontaneamente alla sola notizia che la Procura di Hannover aveva iniziato ad indagare su di lui per episodi di corruzione perpetrati quando era Governatore della Bassa Sassonia. Inevitabile il confronto.  A venti anni dall’arresto dell’ing.  Mario Chiesa,  non c’è stata alcuna rigenerazione morale degli italiani; soprattutto, non  c’è stato alcun salto di qualità nel rapporto tra affari e politica. E’ una valutazione che accomuna, in un modo o nell’altro,  tutti i commenti di politici, politologi, sociologi ed altri osservatori. Proprio venerdì, la Corte dei Conti confermava la sua stima sulla corruzione pubblica:60 miliardi. Il ddl sulla corruzione  presentato dal precedente governo che nel 2008 aveva abrogato l’Autorità anti-corruzione dallo stesso creata nella legislatura 2001-2006, langue in Parlamento. L’attuale ministro della giustizia ha detto che la materia va attentamente approfondita. 60 miliardi di corruzione pubblica è un dato molto significativo, secondo me, anche se  da maneggiare con cautela. E tuttavia se lo si somma a quello sull’evasione fiscale  (120 miliardi), a quello dell’economia sommersa (270), a quello della contraffazione (di cui non ricordo stime recenti),  a quello della corruzione privata, a quello dei reati contro il patrimonio, ci si avvicina pericolosamente ad un terzo dell’economia che affonda o galleggia nella illegalità e nell’attività criminale. Nei recenti Rapporti Svimez, si evidenzia anche una forte integrazione verticale e/o orizzontale tra economia illegale e quella legale – ovviamente non solo nel Mezzogiorno come tante  indagini giornalistiche e giudiziarie dimostrano abbondantemente .<br />
Spiegare bene come siamo arrivati a questo punto richiederebbe ben altro spazio. Qui vogliamo isolare tre cause principali: una di carattere generale e due più specifiche che hanno a che fare sempre con la qualità della legislazione. La prima causa è che buone e cattive leggi sono applicate male o per nulla, quando non si adottano leggi che invece di contrastare finiscono con il favorire certi  fenomeni  che, a parole, si dice di voler combattere. Vedi, ad esempio, il caso dell’interesse privato in atti d’ufficio (1997).<br />
Una seconda causa ha a che fare con la politica dei controlli sulla efficienza e l’imparzialità della pubblica amministrazione. Proprio all’indomani di Mani Pulite, si approvano leggi elettorali per la elezione diretta deli Sindaci, dei Presidenti delle Province e delle Giunte regionali.    Qualcuno mi chiederà cosa c’entrino le leggi elettorali per il governo locale con la corruzione. C’entrano e come. Quelle  leggi concentrarono tutto il potere nei vertici di detti enti e si disse che ciò assicurava stabilità ed efficienza. Alla fine del mandato gli elettori avrebbero giudicato ed eventualmente sanzionato il comportamento degli amministratori che sono ben più numerosi dei mille parlamentari.  Dette leggi elettorali hanno fortemente ridotto la capacità di controllo interno  dei consigli comunali, provinciali e  regionali. Parallelamente, in vista  della riforma federalista,  si smantellò l’impianto dei controlli esterni sulle attività dei Comuni, delle Province e delle Regioni. L’argomento era  i controlli – in particolare quelli preventivi – minavano l’efficienza di tali enti. Tali misure furono portate avanti dal primo governo organico di centrosinistra in sostanziale accordo con l’opposizione. Nel 2000 viene “abrogata”  o radicalmente ridimensionata la c.d. legge manette agli evasori. E questa la terza causa specifica a cui accennavo sopra.  È vero che detta legge aveva funzionato male ma non si fece alcun approfondimento delle vere cause del malfunzionamento. Non faceva comodo a nessuno.<br />
Nel 2001-02, per non essere da meno, il governo di Centrodestra aggiungeva prima la nuova legge sul falso in bilancio e,  poi, un’orgia di condoni fiscali edilizi e di altro genere. Non sto parlando di segnali, ma di precise misure legislative che smantellano e/o allargano le maglie del sistema dei controlli.  Proprio nella Relazione della Corte dei Conti il Procuratore Giampaolino ricordava che l’Agenzia delle Entrate non è riuscita ancora a riscuotere le rate successive alla prima di alcuni condoni del 2002. Ma non ciò non impedisce che molti commentatori si eccitino per alcuni blitz della stessa Agenzia sui frequentatori degli alberghi e ristoranti di Cortina o sui frequentatori dei night club di Milano e dintorni. Non sto sostenendo che non bisogna fare detti controlli che, in alcune circostanze,  possono essere utili anche per combattere lo spaccio della droga ma non si tratta di misure risolutive e, non di rado, tali controlli sottraggono risorse a controlli ben più produttivi e fondati che potrebbero essere svolti fuori dai riflettori della ribalta mediatica.  Non sono risolutive neanche le leggi che sistematicamente hanno portato le sanzioni a livelli stratosferici  e che gli stessi uffici irrogano nel valore minimo.<br />
La democrazia non vive senza trasparenza e senza controlli di ogni tipo. Noi abbiamo abrogato quelli amministrativi. Facciamo controlli fiscali di scarsa qualità ma anche quelli giudiziari non godono di buona salute dopo che per venti anni , i giudici (comunisti) sono stati sottoposti senza tregua ad una eversiva campagna di delegittimazione che non trova precedenti in nessuna democrazia contemporanea. E tuttavia abbiamo un problema anche a monte della fase di implementazione. Per fare buone leggi, serve la rigenerazione morale che oggi non possiamo attenderci dalla politica proprio per i motivi che abbiamo richiamato sopra né tanto meno da un governo tecnico semplicemente perché per esso è missione impossibile anche in ragione della durata prevista. Serve un’etica pubblica che,  non solo  in questa fase storica, è stata sempre  evanescente e meno rigorosa che altrove. Siamo il Paese della Controriforma senza avere avuto mai la Riforma.   Per una  pura coincidenza, nel ventennale di Mani Pulite, il Presidente Wulff  si dimette per comportamenti di cui il giudice tedesco accerterà la sanzionabilità  sul terreno penale.  Wulff  si è dimesso sulla notizia che la Procura di Hannover si accingeva ad aprire un’inchiesta su di lui. In Italia non si dimette nessuno – è il commento più diffuso – e il Parlamento non di rado, rifiuta l’autorizzazione a procedere. In Italia,  in non pochi casi, negli ultimi decenni,  il Parlamento ha approvato provvedimenti che aiutano gli indagati a sfuggire al processo.   Anche questi comportamenti misurano lo spread tra lo standard  tedesco di etica pubblica e quello  della Repubblica italiana. </p>
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		<title>L’Italia rinuncia a candidarsi per ospitare le Olimpiadi.</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 19:13:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Rispetto alla saggia decisione del governo Monti sulle Olimpiadi, ho letto commenti di dissenso e di consenso. Molti hanno osservato come Roma abbia perso una grande occasione. Nessuno – meno che mai il Sindaco di Roma &#8211; però ha accennato al deficit di attrezzature sportive a Roma, come in tutta Italia, ossia, alla mancanza di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rispetto alla saggia decisione del governo Monti sulle Olimpiadi, ho letto commenti di dissenso e di consenso. Molti hanno osservato come Roma abbia perso una grande occasione. Nessuno – meno che mai il Sindaco di Roma &#8211;  però ha accennato al deficit di attrezzature sportive a Roma,  come in tutta Italia, ossia, alla mancanza di piscine comunali,  campi da tennis,  piste di pattinaggio fruibili gratuitamente da parte di chi non ha i mezzi per iscriversi ad un circolo privato. Sappiamo che lo sport oltre che cultura è anche spettacolo. Nella società dello spettacolo il programma è l’evento e le Olimpiadi sono un super evento mondiale che ricorre ogni quattro anni.  Tutti siamo ridotti a spettatori passivi di attività sportive che praticano altri;  tutti restiamo affascinati da regie particolari. Ma i giovani come fanno a praticare lo sport attivo se i comuni in particolare – soprattutto nel CentroSud &#8211;  hanno attrezzature insufficienti e, in molti casi, addirittura inesistenti?<br />
Per alcuni politici contribuire all’eventuale  realizzazione dell’evento aumenta il loro prestigio, la loro popolarità e, non di rado, consente il maneggio e/o di partecipare alla distribuzione le  risorse straordinarie per  creare posti di lavoro straordinari. Una volta tanto, il governo ha preso la decisione giusta di non prestare le garanzie per il finanziamento di attrezzature megagalattiche o progettate per colpire la fantasia dei visitatori e dei telespettatori di tutto il mondo.  La decisione sarebbe stata ancora più facilmente accettata se fosse stata accompagnata da  un programma nazionale di sostegno finanziario ai Comuni per la costruzione di attrezzature essenziali diffuse sul territorio. Roma non ha bisogno di eventi straordinari per attirare turisti e visitatori da tutto il mondo. Roma ha una storia unica nel mondo, è  evento per antonomasia ed insuperabile. Il suo problema non sono le Olimpiadi ma il fatto che i suoi  sindaci ed amministratori &#8211; salvo casi eccezionali &#8211;  non la meritano, non la tengono pulita, non la liberano da un traffico congestionato ed inquinante, non assicurano la buona qualità dei suoi servizi pubblici locali, i suoi collegamenti con porti, aeroporti, ecc..   </p>
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		<title>Del delirio di onnipotenza del Governo Monti.</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Feb 2012 21:47:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enzorusso2020</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo le prime settimane di timidezza da parte del Presidente del Consiglio e dei suoi ministri, siamo ora al delirio di onnipotenza. L’uomo che ha salvato (o affondato – secondo i punti di vista) prima l’Italia, poi l’Europa e ora in grado di proporre un mercato unico della Comunità atlantica. È probabile che si tratti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo le prime settimane di timidezza da parte del Presidente del Consiglio e dei suoi ministri, siamo ora al delirio di onnipotenza. L’uomo che ha salvato (o affondato – secondo i punti di vista) prima l’Italia, poi l’Europa e ora in grado di proporre un mercato unico della Comunità atlantica. È probabile che si tratti della fantasia feconda di giornalisti interessati ad esaltare la figura di Monti ma conviene, per chiarezza, ricordare il flop del mercato unico europeo a venti anni da Maastricht.  Inoltre a distanza di 7 anni dal referendum francese e olandese che proprio sui temi della liberalizzazione dei servizi (Direttiva Bolkestein) affondò la Costituzione europea, ancora siamo lontani dalla sua attuazione sono solo in Italia ma anche in tanti altri paesi europei.  E se guardiamo ai provvedimenti del 20 e 27 gennaio vediamo che in realtà il tema è affrontato molto marginalmente. Lo dice anche Salvatore Rossi della Banca d’Italia nella sua  audizione al Parlamento.<br />
In preda al delirio di onnipotenza il Presidente Monti – sempre secondo le esaltanti e agiografiche cronache di molti giornali italiani ora propone al Presidente Obama misure per la crescita dopo che in Europa si è genuflesso davanti alla Merkel e a Sarkozy.  In altre parole, non ha osato mettere in discussione un solo punto del c.d. Patto sul pareggio di bilancio (fiscal Compact) che in pratica toglie ogni margine di flessibilità alle politiche economiche comunque lasciate a livello dei governi sub-centrali (nazionali) secondo le previsioni del Trattato  di Maastricht. Voglio essere chiaro: lo ha fatto non per servilismo ma perché da monetarista e mercatista é pienamente d’accordo  con la Merkel e Sarkozy.<br />
Il 31 gennaio dopo il vertice informale di Bruxelles, Monti ha detto che il Consiglio europeo finalmente iniziava a prendere in considerazione  i problemi della crescita. Dieci giorni dopo,  si presenta al cospetto di Obama per dire che l’Unione europea si è avviata sul sentiero della crescita e potrebbe contribuire a rafforzare la crescita americana che Obama ha stimolato mobilitando diverse centinaia di miliardi di dollari. Senza trascurare che sono ormai oltre due anni che esponenti del governo e molti economisti americani di diverso orientamento politico avvertivano che la politica dell’austerità imposta dalla Merkel avrebbe portato alla doppia recessione (double dip) come sta ora effettivamente succedendo.  L’Europa con Italia in testa c’è dentro, gli USA no. Questi sono fatti.<br />
Ma secondo i giornalisti italiani Monti è arrivato a Washington a spiegare a Obama come si articola una politica per la crescita. In questa maniera, non si fa informazione ma disinformazione. Molti giornalisti scambiano un’apertura di credito per un grande successo politico. Un’apertura di credito diplomatica e comunque dovuta nei confronti dell’Italia un alleato storico che gioca un ruolo importante  in un’area particolarmente delicata come quella del Mediterraneo.<br />
Ma l’11 febbraio appare su La Stampa un lungo pezzo che racconta una storia diversa dei “grandiosi “ eventi di Washington. In realtà Obama e Monti ma probabilmente più  il Segretario di Stato Hillary Clinton e il nostro ministro degli affari esteri Terzi avrebbero discusso del problema della nuova NATO e,  al suo interno,  della  ricollocazione della difesa americana nel Pacifico e dell’Unione europea nel Mediterraneo di cui abbiamo visto un’anteprima in occasione della Guerra alla Libia di Gheddafi. Se fosse vera questa versione dei fatti, ci dovremmo chiedere se Monti è andato a Washington a parlare a titolo individuale, tradendo il metodo comunitario, oppure se ha preventivamente ricevuto un’apposita delega dal Consiglio europeo o se non ha fatto uno sgarbo a Lady Ashton titolare della materia.  Eppure sono argomenti di fondamentale importanza se uno pensa che nell’Unione europea ci sono 27 sistemi di difesa, sprechi immani e un accordo comunitario su questo terreno potrebbe liberare risorse considerevoli per sostenere la crescita e lo sviluppo sostenibile. C’è inoltre da considerare che l’Italia  nel bel mezzo di una crisi tra le più gravi degli ultimi 60 anni,  ha confermato l’impegno di comperare 100-131 caccia bombardieri F-35 dagli Stati Uniti stanziando 15 miliardi di € e di questo il governo americano è certamente grato.<br />
Altrettanti soldi non sono stati trovati per creare nuovi posti di lavoro, ridurre la disoccupazione e avviare una manovra di riduzione del debito anche con la cessione di qualche pezzo dell’ingente patrimonio pubblico.<br />
Dimenticavo, sempre in pieno delirio di onnipotenza, il Presidente Monti, memore della famose parole di  Massimo D’Azeglio – abbiamo fatto  l’Italia ora dobbiamo fare gli italiani – per non essere da meno anche lui detto che “adesso bisogna fare gli italiani”. Ambizioni inversamente proporzionali alla fragilità del suo governo.  In questi giorni si ricorda l’inizio di Mani Pulite che affossò meritatamente la prima Repubblica. Iniziò una nuova era? Purtroppo no. Ogni anno la Corte dei Conti certifica 60-70 miliardi di corruzione che passa attraverso il settore pubblico. Dicono gli esperti che ora si ruba  prevalentemente a titolo individuale. Non è una grande differenza. Secondo me, è business as usual. Cambiare gli italiani  non è obiettivo realistico di questo governo di breve respiro né, secondo me, di un governo di legislatura. È conseguibile solo se endogeneamente,   all’interno della società civile,  si innesca un processo di rigenerazione etica e civile non ostacolato ma favorito dai partiti e da gruppi attivi della stessa società. Se uno pensa anche ai recenti  scandali finanziari che colpiscono alcuni partiti non c’è gran che da sperare. Storicamente portatrice di valori caratterizzanti un paese è la classe media riflessiva in Italia da sempre debole.   Ridotta per stracci com’è ora, è difficile pensare ad una sua autonoma rigenerazione specialmente se penso a come i due partiti principali vogliono riformare il sistema elettorale vigente per salvare il bipolarismo coatto che ha caratterizzato gli ultimi venti anni.<br />
In un paese dove la classe media – come ho  detto – è stata sempre debole, il bipolarismo spacca in 2-3 pezzi la classe media che così frantumata  non può svolgere alcun ruolo di stabilizzazione né di guida etica e civile. Specie in un contesto che ha visto prevalere la plutocrazia e la lotta amico-nemico. Ma alcuni giornalisti ci ripetono in questi mesi che nulla potrà tornare come prima dopo il governo Monti. Sono le fole di persone senza cultura storica che, non di rado, parlano a vanvera o credono nella magia.</p>
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		<title>Incontro Governo e sindacati sul mercato del lavoro.</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 19:19:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enzorusso2020</dc:creator>
				<category><![CDATA[economia]]></category>

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		<description><![CDATA[L’altra sera a Matrix il Presidente Monti ha detto che è noioso avere il posto fisso e che è meglio cambiare. Anzi è necessario cambiare. Ricordo che in una conferenza a Detroit in vista del G7 del 14-03-1994 già il Presidente Clinton aveva ricordato che eravamo entrati in uno scenario mondiale e nazionale dove tutti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’altra sera a Matrix il Presidente Monti ha detto che è noioso avere il posto fisso e che è meglio cambiare. Anzi è necessario cambiare. Ricordo che in una conferenza a Detroit in vista del G7 del 14-03-1994  già il Presidente Clinton aveva ricordato che eravamo entrati in uno scenario mondiale e nazionale dove tutti dovevano cambiare lavoro 7-8 volte nella loro vita lavorativa.<br />
Per tale motivo si è deciso di passare alla formazione permanente alle treelle (life long learning), alla ricerca di standard educativi a livello  mondiale e a forme di assistenza per i giovani che completata la scuola secondaria, non vanno all’Università e quindi entrano nel mercato del lavoro.<br />
Sono passati quasi venti anni. L’evoluzione della situazione per fortuna e per alcuni aspetti è stata più lenta. Anche negli USA molti dei programmi annunciati da Clinton non sono stati realizzati  ma, negli ultimi venti anni, sistematicamente il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti è stato all’incirca la metà di quello europeo. In quel paese c‘è in effetti una cultura diversa della mobilità che discende dalla cultura della Nuova Frontiera ma ci sono soprattutto un governo federale e una Banca centrale molto più sensibili al problema della massima occupazione. Cooperando cercano di creare quel contesto per cui la mobilità è un valore. Bisogna risalire all’Inghilterra degli anni ’50 e ai Paesi scandinavi per trovare paesi e governi che si preoccupavano sul serio quando la disoccupazione saliva al di sopra del 1,5-2%. Adesso in Europa si pensa di convivere tranquillamente con tassi di disoccupazione superiori all’8-9%.<br />
Oggi in Italia la disoccupazione ha già sfiorato il 9% e supererà questo limite nei prossimi mesi, in Spagna tocca l’astronomica cifra del 23% e la BCE si preoccupa soprattutto della stabilità dell’euro. Anzi tutti lanciano grida di allarme quando il tasso di cambio scende di qualche punto al di sotto di 1,30 rispetto al dollaro mentre sarebbe quanto mai opportuno che lo si lasciasse scendere molto al di sotto.<br />
Oggi  si è tenuto un incontro tar il governo e le parti sociali proprio sulla questione della riforma del mercato del lavoro. Il mantra del governo è:  necessaria la riforma del mercato del lavoro per realizzare anche dal lato dell’uscita quella flessibilità che c’è dal lato dell’entrata. Ma fin qui non ha parlato di quanti posti di lavoro si creerebbero in questo ed in altri modi.<br />
Nella  conferenza stampa a Palazzo Ghigi  all’uscita dal vertice con il governo la Presidente della Confindustria Marcegaglia,  d’accordo con il governo sulla necessità di fare la riforma del mercato del lavoro (incluso l’art. 18),  fa dei sofismi tra posto fisso e lavoro stabile. Vuole superare il dualismo del mercato tra protetti e no. Dice che l’era del posto fisso è finita. Serve la mobilità  per tutti. Parla di politiche attive di lavoro nel senso che il lavoratore licenziato non resta senza reddito. Deve essere assistito. Riforma della CIG non subito. Mantenere comunque la CIG straordinaria che serve per la ristrutturazione. Vuole la mobilità ma non dice niente sul contesto che la rende fattibile. Parla solo di politiche attive di riqualificazione del lavoratore, che non può rifiutare il lavoro offerto. Non dice da chi. Leggo da un recente servizio di Matteo Meneghello su il Sole 24 Ore del 25-01-2012 i risultati di tre anni di politiche attive del lavoro nell’ambito del programma Welfare to Work. Interessati 370 mila lavoratori di cui reintegrati 138 mila; ricollocati 28 mila; altri esiti 26,5 mila per un totale di 192 mila lavoratori. In media annua solo 64 mila persone. Ma i disoccupati negli anni 2009-2011 sono stati ben al di sopra dei due milioni all’anno per non parlare dei 2 milioni di giovani che non studiano, non lavorano e non sono toccati da questo programma. Sono questi dati di contesto che non possono essere ignorati.<br />
Se questo è il contesto ha ragione da vendere Bonanni quando dice che la  flessibilità in uscita può avere effetti devastanti; che è un segnale  sbagliato quando  il governo non dice cosa  vuol  fare di preciso  sulla crescita.<br />
Incalza Angeletti  che si riferisce subito al problema della creazione di nuovi posti di lavoro. “Questa non passa attraverso le norme sul mercato del lavoro. Se fosse così  la disoccupazione nel mondo non esisterebbe. Prima di parlare di norme bisogna parlare della politica economica che fa il governo e delle politiche industriali che fanno le imprese”.  Anche se facessimo un buon accordo tra qualche settimana,- aggiunge Angeletti &#8211;  la disoccupazione aumenterà comunque per via degli effetti delle politiche fatte fin qui anche dal  governo Monti. Noi ci aggiungiamo a fare una discussione seria. Stiamo rischiando di aggravare la recessione. Facciamo pure una buona riforma, ottima , moderna, ma  adesso dobbiamo impegnarci per non fare aumentare la disoccupazione o per farla  aumentare di  meno.  Perché in Italia la disoccupazione è comunque al disotto della media? Perché abbiamo un valido sistema  di protezione sociale che ora si vuole smantellare. La CIG è molto meglio che licenziare. Questi strumenti vanno mantenuti. Flessibilità in uscita deve riguardare solo le imprese che si ristrutturano per ragioni di mercato. No alla prepotenza e al sopruso delle imprese sul lavoratore. Afferma che nello stato di diritto ogni  controversia sulla giusta causa (art. 18)  deve essere valutata e risolta dal giudice.<br />
Mi sembra la risposta giusta a un commento assurdo di stamani sulla rassegna stampa secondo cui dette controversie “non potevano lasciare all’arbitrio dei giudici”.  Critica il dibattito generico e strumentale sull’art. 18.<br />
Anche  Camusso della CGIL ricorda che siamo in  una fase di disoccupazione crescente e  in fase di recessione, senza risorse per fare politiche di rilancio degli investimenti pubblici. Non si può dire: le persone si arrangeranno.  Sulla flessibilità in uscita dice di condividere le considerazioni di Bonanni e Angeletti. Sui salari non condivide la linea del governo che vuole ragionare solo di produttività perché ciò significa che non si vuol affrontare il problema della crescita. Dice che al riguardo non bastano i provvedimenti sulle liberalizzazioni.  Solo annunci e nessuna proposta concreta. Non è accettabile che il governo dica: quel poco che si poteva fare, lo si è fatto. Ci sono persone disperate perché hanno già perso il lavoro e altre che lo perderanno.<br />
Anche il leader della UGL Centrella  si dice d’accordo con i precedenti interventi: senza crescita la riforma non serve a niente. Serve la riduzione del carico fiscale sui lavoratori. Anche lui dice che non si può fare una riforma senza risorse e che serve un piano di sviluppo.<br />
A me sembra che la linea dei Sindacati sia sostanzialmente corretta che il Governo Monti la dovrebbe prendere in seria considerazione. Si è in parte ravveduto nell’accettare di incontrarli tutti insieme ma resta sbagliata la linea di andare con o senza accordo con le parti sociali. Speriamo in un ulteriore ravvedimento.</p>
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		<title>Due Presidenti della Repubblica e due governi “tecnici”.</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 18:47:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enzorusso2020</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 29 gennaio u.s. è morto Oscar Luigi Scalfaro a 93 anni. Un grande Presidente che ha difeso sempre la Costituzione, la Repubblica parlamentare e che ha gestito anche Lui una fase difficile della nostra Repubblica in un passaggio particolarmente delicato. Nel dicembre 1994, dopo appena sei mesi dalla vittoria elettorale, si sfascia la coalizione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 29 gennaio u.s. è  morto Oscar Luigi Scalfaro a 93 anni. Un grande Presidente che ha difeso sempre la Costituzione, la Repubblica parlamentare  e che ha gestito anche Lui una fase difficile della nostra Repubblica in un passaggio particolarmente delicato. Nel  dicembre 1994, dopo appena sei mesi dalla vittoria elettorale, si sfascia la coalizione di Berlusconi. Questi chiede elezioni anticipate. Scalfaro un democristiano conservatore le rifiuta, apre le consultazioni e trova una maggioranza diversa per il governo Dini con l’appoggio dei PDS, LN e PPI. Il Polo si astiene benevolmente. L’ex Direttore generale della Banca d’Italia approva una seconda e più incisiva riforma delle pensioni dopo quella di Amato.<br />
Nell’autunno 2011, di nuovo, si sfascia la maggioranza che sosteneva il governo Berlusconi. Questi non chiede le elezioni anticipate perché sicuro di perderle. Al Quirinale c’è ora Il Presidente Napolitano, ex comunista. Cosa fa? Lo accontenta. Lo mantiene in carica per fargli approvare la legge di stabilità e poi, senza un formale passaggio parlamentare, quindi, una crisi extraparlamentare secondo una vecchia e abusata prassi italiana.  Il Presidente Napolitano nomina il Prof. Monti prima senatore a vita e,  di intesa anche con Berlusconi, il giorno dopo Capo del governo di  tecnici con tangibile connotazione cattolica. Era stato  esplicito l’attivismo della Chiesa nelle settimane precedenti. Sostanziale la continuità di linea economica e finanziaria con il governo precedente nell’adesione acritica alle prescrizioni – secondo alcuni sollecitate dallo stesso Berlusconi a luglio – della famigerata lettera della BCE del 5 agosto – mantenuta segreta per oltre un mese.<br />
Allo scopo di adempiere  con la massima diligenza  alle discutibili indicazioni di Trichet e Draghi,  il premier Monti aggiunge un’altra manovra (la quinta dell’anno!) c.d. salva Italia a quella di agosto abborracciata direttamente  da Berlusconi senza fattiva collaborazione da parte  del suo Mef Tremonti. A gennaio  il premier Monti passa prontamente alla fase due e aggiunge il decreto c.d. cresci Italia.  Dopo che  gli effetti cumulati  delle manovre precedenti stanno facendo sprofondare l’economia italiana in una seconda recessione dopo quella pesante del 2009 (-5,5 punti di PIL),  con il decreto cresci Italia il governo Monti si esercita in un futile esercizio di rianimazione.<br />
Ma bisogna ammetterlo,  il premier  Monti ha di certo riconquistato credibilità con i leader  di Francia, Germania, Inghilterra e Spagna, tutti di centrodestra  e con lui largamente omogenei. Il paradosso italiano è che il governo Monti è  sostenuto e partecipato anche dal Partito Democratico. Qualcuno ha detto in questi giorni che anche il governo Dini fu sostenuto in primis dal PDS e poi questo vinse le elezioni. Personalmente non scommetterei un euro  sulla vittoria del PD nello scenario che si profila per  la Primavera del 2013 con l’economia ancora in recessione , disoccupazione e inflazione  molto più alte di quelle attuali.  Gli elettori avranno più fresca la memoria dei sacrifici subiti inutilmente.</p>
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		<title>Apprezzamenti su Monti a Davos</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 10:36:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enzorusso2020</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Davos nella Landwassertal, sul c.d. tetto del mondo, ogni anno, si riunisce la cupola dell’alta finanza pubblica e privata. Sui giornali italiani risalta il fatto che il nostro Presidente Monti sia tenuto in grande considerazione. Molti se ne compiacciono, io me ne preoccupo per via della contiguità tra esponenti del mondo bancario, della finanza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A Davos  nella Landwassertal, sul  c.d.  tetto del mondo, ogni anno, si riunisce la cupola dell’alta finanza pubblica e privata. Sui giornali italiani risalta il fatto che il nostro Presidente Monti sia tenuto in grande considerazione. Molti se ne compiacciono, io me ne preoccupo per via della contiguità tra esponenti del mondo bancario, della finanza rapace (ma benefattrice), di esponenti dei governi e della Banca Centrale europea. Non bisogna dimenticare, infatti, il ruolo determinante che la finanza rapace ha avuto nel determinare  la crisi economica da cui non riusciamo ad uscire per via dell’abbraccio perverso che si è determinato tra sistemi bancari e tesorerie dei governi europei. A Davos si verificano informalmente i risultati che i vari governi hanno raggiunto nell’ultimo anno nel sottoporre gli interessi generali a quelli dell’alta finanza, ossia, agli interessi dell’1% contro quelli del 99% della popolazione come sostiene il movimento Occupy Wall Street. A Davos, non sono invitati i rappresentati dei lavoratori né dei 100 milioni di disoccupati creati dalla crisi provocata dall’alta finanza. Banchieri, finanzieri uomini di governo discutono in ambienti felpati su come salvare il sistema che beneficia direttamente loro stessi. Anche il Presidente Monti è contiguo e in qualche modo prodotto di questo mondo. Si sta adoperando in ogni modo non per salvare il modello sociale europeo – sia pure nella versione italo-mediterranea – ma per ridurlo per quanto possibile e renderlo compatibile con la loro visione del mondo. Non è sorprendente che Egli raccolga gli apprezzamenti sinceri del mondo di Davos e della destra liberista europea.<br />
Quasi a guastare la festa, ieri sera (venerdì 27), è arrivato il declassamento di Fitch dopo quello di Standard &amp; Poor’s, nonostante qualche significativo risultato conseguito nelle settimane scorse  in termini di riduzione dello spread. Come interpretare la decisione – per altro prevista – di Fitch e la reazione tranquilla dello stesso Presidente Monti? Ho tre spiegazioni: 1) quello che ha fatto fin qui il governo italiano non è comunque sufficiente in termini di tagli allo stato sociale;  2) quello che ha fatto Monti fin qui in termini di rilancio della crescita e, quindi, di sostenibilità del debito pubblico è ancora meno. Il problema del debito pubblico è stato appena sfiorato;  3) la serenità di Monti circa il giudizio di Fitch si spiega con la sua fiducia negli effetti devastanti della sua manovra e di quelle precedenti in termini di riduzione del PIl, aumento della disoccupazione , dell’inflazione e, quindi, di aggiustamento dei salari e prezzi “svalutazione interna”. Monti probabilmente ritiene che quando detti effetti si saranno manifestati in pieno, le società di rating potranno cambiare opinione. Ma c’è un solo problema: l’economia italiana potrebbe rimanere incagliata sugli scogli come la nave Costa Concordia all’isola del Giglio, questa volta sul serio sull’orlo di un precipizio. Per amore della nostra Italia, spero di sbagliarmi in tutto e per tutto.</p>
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		<title>I compiti sbagliati della Maestra tedesca.</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 14:19:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enzorusso2020</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un sol colpo giù il rating della Francia, Austria, Spagna, Portogallo, Cipro, Malta e dell’Italia – quest’ultima giù di due scalini. I rendimenti dei BTP restano vicini al 7%, ossia, a livelli insostenibili. Andando avanti così, prima o poi arriviamo al default. Eppure Monti nei giorni scorsi aveva vantato di aver fatto scrupolosamente i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un sol colpo giù il rating della Francia, Austria, Spagna, Portogallo, Cipro, Malta e  dell’Italia – quest’ultima giù di due scalini. I rendimenti dei BTP restano  vicini al 7%, ossia, a livelli insostenibili.  Andando avanti così, prima o poi arriviamo al default. Eppure Monti nei giorni scorsi aveva vantato di aver fatto scrupolosamente i compiti assegnati e la Merkel  glielo aveva riconosciuto. Mercoledì  scorso  Monti aveva ”intimato” ai tassi di scendere e questi erano sembrati obbedire. Due giorni di ripresa  delle Borse europee con in testa quella italiana.  Poi Venerdì  in serata arrivava la decisione di Standard &amp; Poor’s.  Ci sono i soliti dietrologi che gridano al complotto. Anche se sposata da esponenti della Commissione europea, non mi associo a questa scuola di pensiero specie se ricordo che le stesse società tre anni fa sono state accusate di non avere lanciato alcun allarme preventivo sull’Irlanda, il Portogallo, la Grecia.<br />
Come economista,  cerco una ragionevole spiegazione strettamente economica che riguarda i fattori interni ai singoli Paesi . lo ripeto, Monti ha fatto i compiti sbagliati. Ha fatto un tentativo di consolidare l’obiettivo del pareggio di bilancio per il 2013. Sottolineo il tentativo perché, a fronte delle più aggiornate previsioni di crescita, resta comunque incerto anzi improbabile.  Serviva una manovra di segno opposto anche perché l’Italia era e rimane, dopo la Germania, il secondo paese con il deficit più basso. Solo se c’è crescita sostenuta è possibile pagare il debito pregresso in maniera indolore.<br />
Il problema del debito pubblico è stato affrontato indirettamente e alla lontana con la riforma delle pensioni.  Servivano   misure più dirette come mettere in vendita qualche pezzo del patrimonio pubblico. Il contagio c’era e rimane. Nonostante la manovra,  gli spread BTP-Bund   si sono mantenuti a livelli  significativamente alti prima e dopo la manovra, prima di venerdì 13 gennaio.  Secondo me, non c’è alcun complotto contro l’Europa. Se dobbiamo rimanere nella  fantapolitica, mi sembra più vicina alla realtà quella di qualche commentatore che ha detto che le aste pubbliche  dei titoli pubblici dei vari paesi membri dell’eurozona sono “truccate” nel senso che la BCE offre liquidità alla banche e queste continuano a sottoscrivere titoli del debito pubblico invece di offrire liquidità alle imprese. In questo modo,  si fa sempre più stretto e pericoloso l’intreccio  tra banche e Stati per cui nei paesi a rischio potrebbero essere falcidiati simultaneamente sia  i debiti del governi sia il capitale delle banche .<br />
A livello italiano ed europeo Monti vanta di aver già iniziato la c.d. fase due ma la sua tesi non è convincente perché non suffragata dall’adozione di concreti ed efficaci provvedimenti che possano esplicare effetti di breve termine sulla crescita, che siano in grado di rovesciare le aspettative degli imprenditori per ora improntate al  pessimismo.  È vero che la manovra già fatta e quella che si accinge a portare avanti contengono incentivi dal lato dell’offerta ma questi,  sempreché  attuati  con scrupolo e rigore anche dai governi successivi,  potrebbero manifestare i loro effetti in 3-5 anni. Troppo tardi per impedire l’aggravarsi della malattia, come detto, la sostenibilità del debito.<br />
Serviva semmai  una manovra diretta sul debito e non sul deficit. Se il problema era e rimane quello della sostenibilità anche a  breve termine  del  debito pubblico, questo obiettivo  poteva e può essere affrontato innanzitutto con politiche di sostegno della crescita. Non sono, però,  i provvedimenti come quelli sui taxi, i notai, le tariffe degli avvocati o di altri professionisti che possono salvare la situazione nel breve termine. E quelli ben più rilevanti della rete distributiva dei carburanti, degli oli minerali, dell’energia, sono ben più ardui da superare.  Per questi motivi, servono investimenti pubblici diretti a sostegno della domanda interna. A parità di livello, servono non tagli ma misure di riqualificazione della spesa pubblica per cui qualche punto percentuale di essa venga trasformata in spesa in conto capitale.<br />
Non serve nascondersi dietro la dimensione continentale o planetaria della crisi. Non basta lamentare i ritardi dell’Unione europea. Questi ci sono, restano e sappiamo che non potranno essere risolti nel breve termine. Sappiamo che il processo decisionale europeo è troppo lento per risultare efficiente. La finanza internazionale decide da un giorno all’altro. All’Europa servono anni per una riforma istituzionale seria. A torto o a ragione la politica economica sembra destinata a rimanere decentrata ancora per anni e sappiamo che il coordinamento non ha funzionato e le cose non potranno cambiare quand’anche l’accordo intergovernativo di cui si discute in queste settimane venisse approvato e si traducesse in modifiche al Trattato di Lisbona.<br />
È chiaro ora che non basta fare i compiti da bravi scolaretti se la maestra tedesca ti dà quelli sbagliati (l’obbligo del pareggio ora e subito in condizioni di recessione economica, con sanzioni pesanti per gli inadempienti).  E che sia così lo dicono oltre a centinaia di economisti italiani anche 7-8 Premi Nobel per l’economia anche di orientamento conservatore.</p>
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		<title>In memoria di Giorgio Spinelli</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 17:07:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enzorusso2020</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quella di Giorgio (18/07/43-11/01/12) è stata una vita border line Con tanti momenti di gioia ma anche di sofferenza La sua mente ha attraversato strade difficili su cui tanti si sono persi ma lui no perché era forte e, dopo le crisi, era sempre lì deciso a riprendere il suo lavoro, il suo cammino a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quella di Giorgio (18/07/43-11/01/12)  è stata una vita border  line<br />
Con tanti momenti di gioia ma anche di sofferenza<br />
La sua mente ha attraversato strade difficili su cui tanti si sono persi<br />
ma lui no perché era forte e,  dopo le crisi, era sempre lì deciso a riprendere il suo lavoro, il suo cammino a volte anche in solitario<br />
Nelle dovute proporzioni, mi viene in mente una analogia e una differenza con Nash.  Di questi,  ho letto la bellissima biografia di Sylvia Nasar<br />
Nash  aveva le allucinazioni, Giorgio no<br />
L’analogia è nella loro ferrea volontà di rimettersi a lavorare<br />
In 45 anni non l’ho mai sentito lamentarsi<br />
Aveva un grande senso dello humour<br />
Aveva la gioia di vivere<br />
Aveva  la passione di conoscere il mondo<br />
Coltivava la musica</p>
<p>Avevamo vissuto negli anni ’60 e ’70 indimenticabili week end nella casa del comune e fraterno amico Maurizio Giacinti in quel di Fiano Romano<br />
Poi negli anni ’80 il lavoro (con il mio incarico al Secit e all’Università di Parma) diradò temporaneamente  i nostri incontri .<br />
Negli anni ’90, ci ritroviamo nello stesso piano della stessa Facoltà<br />
E i rapporti si intensificarono di nuovo<br />
Aveva la passione per la vita e la ricerca e<br />
coltivava molto il rapporto con gli studenti che lo ricambiavano<br />
Teneva al suo lavoro più che a ogni altra cosa<br />
Durante la crisi del 2005-06 ho cercato di convincerlo a lasciare qualcuno dei suoi gravosi incarichi la sua tensione.<br />
Anche Attilio  Celant ci ha provato,  ma non c’è stato niente da fare.<br />
Il suo lavoro era tutto, era la sua ragione di vita.<br />
E non escludo che il fatto che,  per qualche anno, dopo la crisi di cui sopra, mi guardò  con sospetto,  fosse dovuto al mio tentativo esplicito  di convincerlo a lasciare alcuni degli incarichi più gravosi.<br />
Il suo lavoro lo svolgeva con grande passione.<br />
Gliene siamo grati.<br />
Ha servito bene l’istituzione in cui molti di noi, come lui,  abbiamo lavorato sin da studenti.<br />
Addio Giorgio<br />
Ci mancherai tanto! </p>
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		<title>Gli “eroi” di Cortina</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 10:10:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enzorusso2020</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Spero di non essere accusato di intelligenza con il nemico (l’evasore) per i commenti che seguono. Parlando a Reggio Emilia, il Presidente Monti ha detto una cosa corretta : “le mani in tasca ai contribuenti le mettono gli evasori e non lo Stato che in cambio delle tasse finanzia i servizi pubblici richiesti dai cittadini”. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Spero di non essere accusato di intelligenza con il nemico (l’evasore) per i commenti che seguono. Parlando a Reggio Emilia,  il Presidente Monti ha detto una cosa corretta : “le mani in tasca ai contribuenti le mettono gli evasori e non lo Stato che in cambio delle tasse finanzia i servizi pubblici richiesti dai cittadini”. Subito dopo, ha detto che altre misure mirate a combattere l’evasione fiscale saranno adottate e ha sentito anche  il dovere di ringraziare gli uomini e le donne della Guardia di finanza e dell’Agenzia delle entrate (AdE) per  la straordinaria partita giocata a Cortina. Per favore no, se le misure prospettate  sono come quelle adottate nella recente manovra e se si tratta di operazioni mediatiche dagli esiti molto incerti che si conosceranno solo fra 2-3 anni,  se tutto va bene.<br />
L’opinione pubblica si è divisa tra due partiti nettamente contrapposti: quelli che vedono una svolta chiara tra la politica dell’accertamento di questo governo e quello precedente (di certo, inaccettabile) e quanti  reputano eccessiva, inutile e persino pericolosa l’assegnazione di ulteriori poteri pervasivi all’Agenzia delle entrate. In mano a giornalisti  disinvolti e a volte faziosi,  le parti in causa sono fatte apparire come paladini del bene e del male, tra chi vuole e non vuole la giustizia tributaria, tra chi vuole annientare il Leviatano e chi invece  vuole trasformare lo Stato in un mostro totalitario. Purtroppo la realtà è ben diversa da come viene rappresentata. Abbiamo un’Agenzia delle entrate che ha appena compiuto 10 anni, ma, secondo me, deve ancora dimostrare di essere cresciuta. Il suo direttore Befera è molto abile nella comunicazione ma  lesina i dati sull’attività dell’AdE e di Equitalia. I risultati macro dell’attività di controllo  sono ancora largamente insufficienti se è vero che le stime dell’evasione fiscale degli ultimi dieci anni non sono cambiate.<br />
Abbiamo un governo tecnico che nella manovra economica, seguendo una prassi al limite della legittimità,  ha trovato modo di dare all’Agenzia delle entrate strumenti ritenuti decisivi  per il successo della lotta all’evasione e, invece, non si rende conto che la lotta è impari per l’AdE finché continuerà la gestione politicizzata dell’accertamento. Al riguardo, ricordo che il direttore dell’accertamento Magistro  intervistato da Fossati del Sole 24 ore del 5-01-12 afferma che : “non basta avere i dati, ci vuole qualcuno che li metta insieme”. Lamenta il calo del personale per oltre tre  mila unità ma sostiene che annualmente si svolgono 700.000 accertamenti all’anno; 600 mila controlli su situazioni minori; e 15 mila verifiche,  a fronte di alcuni milioni contribuenti a rischio. Ma se fosse così e se i controlli fossero di qualità, in alcuni anni non si potrebbero  controllare tutti i sospetti evasori? O sono pericolosi tutti i lavoratori dipendenti e tutti i pensionati soggetti a ritenuta alla fonte?<br />
 Ci si poteva aspettare che un governo tecnico si astenesse da valutazioni sulla portata dei blitz stile  Cortina e, invece, i l Presidente Monti si produce in elogi per un’azione prodromica non necessaria che svela situazioni di già ben conosciute dall’Anagrafe Tributaria e che ancora deve produrre risultati concreti.  L’AdE cita: 80 agenti impegnati; 35 esercizi controllati. I ristoranti hanno registrato maggiori incassi del 300%; i bar + 40%; le boutique +400%; rilevate 251 auto di grossa cilindrata (FiscoOggi, 4-01-12). Sulle attività pregresse circolano in questi giorni i dati della Corte dei Conti sull’attività di Equitalia SpA.</p>
<p>Riscossioni nel triennio 2008-10 in milioni di €<br />
2008	2009	2010	2010/08 %	2010/09 %	anni<br />
3.723	3.966	4.613	23,9	16,3	Ruoli erariali<br />
2.141	2.454	2.839	32,6	15,7	Ruoli Inps-Inail<br />
1.150	1.315	1.425	23,9	8,4	R. enti non statali<br />
7.014	7.735	8.876	26,5	14,8	Totali<br />
Fonte: Corte dei Conti, Relazione sulla gestione Equitalia, n. 81/2011					</p>
<p>C’è un miglioramento al margine ma i dati di Equitalia sono presentati in maniera tendenziosa. Vengono calcolate le variazioni % anno per anno oppure inizio/fine periodo. Sono buone percentuali a prima vista. Se però prendiamo la variazione totale delle riscossioni tra il 2009 e il 2010 (1,141 miliardi)  e la rapportiamo ai dieci milioni di cartelle di cui parla il direttore dell’AdE, vediamo che la riscossione media si ragguaglia a 114 € . Ma la relazione della Corte dei Conti (p.24) cita un altro dato interessante. Nel 2010, 1,8 miliardi sarebbero stati riscossi dai grandi debitori (1055 debitori con morosità superiore ai 500 mila euro, in media 1.706.161 a testa). Non dice però quanti sono gli altri e quanto ha riscosso in media. Ma se prendiamo la variazione totale 2010/09 e la  rapportiamo all’evasione stimata (125 miliardi) delle imposte erariali vedremmo che potrebbero essere necessari sino a 80 anni per recuperare l’evasione di queste ultime.<br />
Vengono proposti gli incrementi annuali sulle somme riscosse che comprendono imposte, contributi, tasse evasi, sanzioni, interessi e aggi,  ma non si accostano le prime alla maggiore imposta accertata o a quelle definite. Tali dati riguardano flussi che originano da attività di accertamento svolte anche in anni relativamente lontani. Non sappiamo così se il sistema non funziona perché è insufficiente l’attività di accertamento vera e propria,  oppure è l’attività di riscossione che complessivamente, a mio giudizio, resta inefficiente.<br />
Lungi da me l’idea di colpevolizzare il governo Monti che probabilmente non ha avuto il tempo di rendersi conto di queste complesse tematiche. Né basta scaricare tutte le responsabilità sul precedente governo  come  sembra fare ora il direttore dell’AdE (intervista a M. Giannini, Repubblica 8-01-12). Non voglio assolvere Berlusconi e il suo ministro dell’economia e delle finanze. Dico che nel tempo si è costruito un sistema che tuttora non funziona. Il sistema tributario non è tutto da rifare ma le imposte vanno applicate seriamente. Bisogna rivedere la strategia degli studi di settore. Le responsabilità sono diffuse e, in primo luogo, mi sento di chiamare in causa quelle delle competenti Commissioni Parlamentari dove queste questioni dovrebbero essere attentamente valutate anche con l’aiuto dei migliori esperti.</p>
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